Si offre la lettura della raccolta degli orrori sugli istituti-lager italiani, dove si detengono i bambini, a cura di Gabriele Cervi. La raccolta è tratta dal blog "La famiglia negata" di Gabrile Cervi.
Cliccando sull'icona sottostante dovrebbe aprirsi il testo in fornato Word, in caso se non aprisse, è possibile chiedere il documento scrivendo sull'indirizzo: olgababenko@yahoo.it
Link su blog "La faniglia negata": http://orfantrofiinitaliadiario.myblog.it
SERVIZI SOCIALI OMETTONO DI INTERVENIRE NEI CASI DI MALTRATTAMENTI DEI BAMBINI
Bambino spezzino (italiano, via Brozzo La Spezia, post di un p0' di tempo fa) fino ad oggi rimane non assistito e non aiutato dallo Stato italiano malgrado tanissime comunicazioni della cittadinnza. Anche nel periodo delle ultime festivita di Natale e di Anno Nuovo l'associazione "Victims without rights", di cui faccio parte, ha ricevuto le ulteriori segnalazioni sul caso (le Forze dell'ordine e i Servizi sociali spezzini omettono di adempiere i loro doveri ed i cittadini lo presentanto in continuazione alla nostra associazione).
Gli abitanti del quartiere erano riusciti a contare la quantità degli abitanti dell'appartamento di 25 metri quadrati: al mattino (cioè alle 11-12.00 - l'ora di risveglio) dall'appartamento uscivano 7 adulti e 4 bambini (!!!), forse nell'appartamento rimaneva ancora qualcuno. Gli abitanti del'appartamento fanno le attività notturne, le quali si può descrivere più-meno così: arriva un gruppo di persone con 2 macchine, una parte di loro sale in appartamento, in una delle macchine rimane 1, o talvolta 2 o più uomini, dopo un pò gli uomini o una parte di loro scendono e partono con una delle macchine, la seconda macchina parte dopo mezz'ora. Ci sono gli arrivi e le partenze anche coi motorini. Questo tipo di via-vai inizia alle 23.00 circa e cessa alle 4.00 circa del mattino. Si precisa che il proprietario dell'appartamento è un ex-carabiniere e che nelle vicinanze sulla stessa strada abita un agente dell'ufficio antidroga - i cittadini che abitano nel quartiere sono arrivati a sospettare che quello che accade nell'appartamento è gestito e organizzato da loro (!!!), visto una totale indifferenza e omissioni nel gestire la situzione scandalosa.
Dopo le attività notturne gli abitanti dell'appartamento si svegliano verso l'ora di pranzo e iniziano i litigi violeni - le urla arrivano perfino sulla strada (passando le finestre e le persiane chiuse).
Molto spesso gli abitanti dell'appartamento fanno spettacolo di partenza con le valigie, chiudono le persiane, però dall'appartamento continuano a provvenire i rumori di litigi, urla, percosse, atti sessuali, della televisione accessa ad alto volume. Se qualcuno suona alla porta, i rumori per un pò diminiuscono e nessuno apre. Perché lo fanno? Qua la fantasia vola all'infinito - dal mancato pagamento dell'affitto al nasondiglio per i latitanti...
Molto spesso il bambino torna nell'appartamento alle 2.00-3.00 di notte.
Ultimamente è subentrata la nuova questione: quanti bambini sono in realtà nell'appartamento? Vanno tutti a scuola? Hanno assistenza sanitaria?
Ormai gli abitanti del quartiere sono molto curiosi di quello che accade nell'appartamento e fanno un spionaggio colettivo - mentre è un dovere di Forze dell'ordine di attuare le indagini.
Ai Servizi Sociali spezzini dal mese maggio 2007 è stato esplicitamente chiesto di provvedere di tutelare il bambino di 10-12 anni zoppicante avvistato inizialmente nell'apartamento, di controllare la quantità di bambini effettivamante presenti, di effettuare le visite domiciliari senza preavviso nelle ore diverse compreso quelli notturni, di controllare la frequenza e il rendimento scolastico del bambino, di controllare la normalità psichiatrica delle persone con cui bambino vive, di sentire le testimonianze degli altri inquilini del condominio e dei condomini vicinanti. La legge italiana prevede un urgente allontanamento dei minori che si trovino nelle condizioni insalubri e/o pregiudizievoli al loro normale sviluppo e/o nelle famiglie incapaci di occuparsi di loro educazione (artt.330-336 C.C.). Una delle assistenti sociale di La Spezia (0187/7451) recentemente ha dichiarato che loro "NON HANNO IL TEMPO PER OCCUPARSI DEL BAMBINO IN QUESTIONE" e che per occuparsi dei bambini maltrattati il loro Servizio sociale vuole avere prima la "RICHIESTA DEL GIUDICE".
Si precisa che l'associazione consulta circa 20 famiglie spezzine a cui il Servizio Sociale ha portato via (sequestrato/rapito) i figli senza nessuna accusa e senza "richiesta del giudice" - tutti bambini in buono stato fisico, senza problemi di salute, con buon andamento scolastico, esteticamente belli, cresciuti e educati bene. Il bambino di via Brozzo zoppica, è nello stato di totale abbandono pedagogico, morale, educativo e affettivo, sembra di avere un leggero ritardo nello sviluppo - è un bambino a cui bisogna aiutare tanto! Cresendo nell'ambiene attuale senza aiuti esterni diventara sicuramente un socialmente deviato o un criminale (certamente se non morira prima in una delle risse o sotto le percosse punitive).
Perché il Servizio Sociale non vuole aiutare il bambino di via Brozzo??? Perché è un bambino troppo impegnativo? I bambini senza problemi sono più comodi - in quanto non hanno bisogno di essere assistiti e aiutati? Perché non è esteticamente attraente e non può essere usato con i scopi di profitto? ... ???
In ogni caso, il comportamento dei Servizi Sociali spezzini rappreseta il reato esplicito, doloso e ripetuto di omissione e rifiuto dei atti d'ufficio - art. 328 C.P..
Un bambino chiavarese
I Servizi Sociali omettono di adempiere i loro doveri non solo a La Spezia.
Dall'anno 2002 - 2003 la cittadinanza di Chiavari segnalava le omissioni di provvedere nei confronti di una famiglia con 2 bambini piccoli. Il più piccolo, che all'epoca aveva 1,5 - 2 anni circa, non era desiderato e non era amato dai propri genitori, al punto di non essere seguito dal pedatra. I vicini della famigia accusavano il pianto straziante notturno del bambino e il totale desinteressamento dei genitori di seguirlo. Il bambino piccolo veniva lasciato da solo anche sugli scogli della spiaggia di Chiavari, rischiando di cadere in qualche buco. I genitori dichiaravano esplicitamente a tutti che non portano il bambino al pediatra, ritenendosi più intelligenti di un medico. Più volte si sono picchiati al pubblico con i bambini in braccio. Anche da casa loro arrivavano le urla violente arrichite di imprecazioni non adatte alle orecchie dei minori. Una volta una loro battaglia è arrivata al sangue ed è stata gestita dai Carabinieri. I cittadini hanno segnalato la situazione ai Servizio Sociale e a tutti gli uffici responsabili, però non è stato avviato alcun intervento per la tutela del bambini - allora i cittadini comunicavano il caso all'associazione.
Un po' di tempo fa la famiglia si è trasferita da Chiavari in un altro paesetto vicino. Immaginate, cos'è successo? In breve all'associazione sono giunte le chiamate dei nuovi vicini con avviso dei maltrattamenti dei bambini e del mancato intervento dei Servizi Sociali e delle Forze dell'ordine del posto! Attualmente il bimbo dimostra un ritardo nello sviluppo ed è un bambino molto triste che parla pochissimo.
(I dati precisi di questa storia possono essere forniti su richiesta).
Un bambino savonese
Anche Servizi Sociali di Savona omettono di tutelare i bambini che si trovano nello stato pregiudizievole.
Il bambino savonese P. (attualmente circa 7 anni) è nato nel 2001 dalla mamma minorenne con i comportamenti socialmente deviati e dal papà sofferente di dipedenza dall'alcool e di stati d'ira e di violenza, i quali non riesce controllare. Tutti i due giovani non hanno voglia di studiare e di lavorare. Di recente la giovane donna ha ricevuto la sua prima condanna per il traffico della droga e si trova sugli arresti domiciliari (dopo essere stata anche in carcere). L'uomo pratica le truffe e ha truffato anche il Presidente della nostra associazione (dopo avere chiesto l'aiuto e l'assistenza) - in quanto la cifra era piccola e avendo pietà, il Presidente non l'aveva querelato, però è disposto a testimoniare il fatto.
La storia familiare è raccapriciante, i genitori del bambino sono in estrema conflittualit tra loro e, come si dice, "hanno fatto di tutti colori" - il bambino P. è stato affidato alla nonna materna (NB! la donna incapace di occuparsi dei figli - tutte le due sue figlie hanno abbandonato la scuola, hanno dei comportamenti asociali, non hanno voglia di studiare, lavorare a condurre un modo di vita normale). 2 mesi prima dell'arresto della madre del bambino la nostra associazione ha effettuto una visita domiciliare alla famiglia in un appartamento di Savona in via G. (la nonna materna preteneva di avere in affidamento un altra bambina piccola e chiedeva all'associazione di aiutala con le lettere di raccomandazione - in seguito ai controlli la raccomandazione è stata negata). La visita è stata effettuata senza preaviso alle ore 13.00 circa. Quello che abbiamo visto è stato orrendo: l'appartamento sporco, il bagno nello stato (scusatemi) vomitevole, la madre del bambino P. e la sua sorella di 17 anni erano ancora a dormire, la famiglia per mangiare ha usato i piatti di plastica ed i bicchieri mal lavati, il bambino faceva da cameriere, portando alla mamma e alla zia i piatti a letto e portando via gli avanzi. Il bambino più volte si era buttato per terra sporca e si è rotolato, più volte ha messo le mani e gli oggetti sporchi nella bocca - nessuno dei presenti gli aveva chiesto di non farlo. Il bimbo sembrava più un animaletto che un bambino - trascurato pedagogicamente e di educazione. Dopo avere pranzato a letto la madre del bambino si era alzata, si era vestita senza lavarsi e puzzava fortemente di sudore e degli altri odori sgradevoli di sporco. In questo stato era uscita di casa, dirigendosi su qualche appuntamento con degli amici (cercare lavoro, pulire la casa o seguire il figlio non la interessava). Il bambino è stato lasciato a casa, le preghiere del bambino di portarlo a vedere la pista di pattinaggio sono stati lasciati senza attenzione alcuna.
Il bimbo ha gravi problemi con la vista e ha una corporatura molto fragile (si ricorda che la madre conduceva il modo di vita indignitoso e disordinato nel periodo di gravidanza, non si può escludere il fumo e il consumo delle bevande alcoliche e dei stupefacenti).
Si chiede: ma cosa fanno assistenti sociali? Perché non intervengono? Perché abbandonano quel dolce bambino nelle mani di persone così orrende e spaventose? Perché scrivano al Tribunale dei minori il falso che la nonna materna sarebbe capace di occuparsi del bambino? Perché non provvedono di affidarlo d'urgenza ai parenti più dignitosi (ci sono più candidature)?
(La storia dettagliata su richiesta).
Una bambina di Carcare (SV) in affidamento a Genova
La bimba è stata sequestrata dai genitori subito dopo al parto direttamente nell'ospedale dal Servizo Sociale del comune di Noli (SV). Sul posto di affidare la bambina ad uno dei parenti (vasta scelta) in attesa del regolare processo presso il Tribunale dei minori, il Servizio Sociale la manda in affidamento agli estranei.
Attualmente la ambina è affidata ad una coppia di Genova. La perizia psichiatrica del 2006 ha dimostrato che la bambina a soli 5 anni pensa di suicidio a causa dei maltrattamenti psicologici degli affidatari, inoltre, la perizia ha dimostrato tanti problemi di salute mentale degli affidatari ed i loro abusi sulla bambina. In una società civile la bambina sarebbe stata d'urgenza allontanata dagli affidatari, però in questo caso la bambina è stata lasciata nelle mani dei carnefici.
In questo caso sorge il dubbio, che per avere la bambina in affidamento gli affidatari hanno pagato (sono benestanti) - é per questo che non ci sono gli inteventi e gli esodi penali in presenza della perizia accusatoria a loro carico.
Si fa la domanda: alla fine a cosa servono in Italia i Servizi Sociali??? Per trafficare i bambini belli ottenedno i profitti (contributi dello Stato, pagamenti dei pedofili, regali dalle famiglie che ricevono bambini in affidamento/adozione)???
Chiudendo i Servizi Sociali in Italia si ottiene la diminuizione immediata dei reati e della criminalità - è ognisaputo: l'assistenza e gli aiuti vanno distribuiti solo per conoscenza, parentela e amicizia, i cittadini semplici, compreso i bambini, non ne hanno il diritto.

E' molto difficile dimostrare come si comportano gli operatori sociali e gli assistenti sociali con cittadini, in quanto gli appuntamenti/contatti avvengono negli uffici chiusi al pubblico e senza testimoni .
Giornalista/fotografo ha ritratto la solita posizione lavorativa degli operatori sociali, la posizione che spesso gli operatori assumono davanti ai cittadini sui colloqui... Vi piace?
E' un modo consone per un'operatrice sociale?
Riuscite ad immaginare cosa avviene nelle stanze/ambienti chiusi quando gli operatori sociali possono usufruire del loro potere di Incaricati al Pubblico Servizio? Come vanno umigliati i cittadini?
Io so come si comportano, però senza avere testimoni e le prove non lo posso descrivere. La foto dice tanto ai desiderosi di vedere...
(Trattamento dei dati personali in corispondenza con il Codice della Privacy, in quanto il caso è di rilevante importanza pubblica, in quanto il settore di Servizi sociali ha delle gravissime problematiche e ci vorrebbe un intervento da parte dello Stato).
Pubblico il Rapporto sulle condizioni dell'infanzia del Telefono Azzurro. Cliccando l'icona sottostante dovrebbe aprirsi il rapporto il formato PDF:
Come si può vedere, il Rapporto del Telefono Azzurro trascura completamente le violazioni, reati e abusi sui minori da parte dei Servizi Sociali e dei Tribunali dei minori, mentre in Italia una gran parte degli abusi sui minori avviene a cuasa di reati o omissioni loro.
Si trascura il fatto dei processi illegali, nei quali i genitori acusati non hanno diritto di difesa, nei quali i Servizi sociali calunniano e diffamano senza essere sottoposti ad una accurata valutazione e interrogazione in presenza di controparte, nei quali si omette di valutare le prove. Si trascura il fatto che tanti bambini vanno detenuti negli istituti illegalmente e senza un processo, che loro genitori e loro famiglie non possono avere accesso negli istiuti per controllare lo stato del bambino e per verificare e denunciare gli abusi del personale. Si omette di sottolinearte che i Servizi sociali e i Tribunali dei minori impediscono illegalmente e con abuso di potere ai genitori di avere i contatti con i figli detenuti negli istituti, che in realtà i bambini detenuti negli istituti non sono abbandonati ma sottratti dalle famiglie con abuso di potere. 95% dei bambini degli istituti può essere immediatamente restituita alle famiglie d'origine.
Non si sottolinea il fatto che i Servizi sociali e Tribunali dei minori omettono di soccorerre i bambini maltrattati in base delle comunicazioni dei cittadini.
Non si sottolinea il fatto che i Servizi sociali e Tribunali dei minori omettono di fornire assistenza prevista dalle leggi alel famiglie povere o nello stato di difficoltà.
Non si sottoliea il fatto che la maggioranza delle assitenti sociali non hanno un titolo di studio adeguato, hanno basse qualità morali e sono assolutamente inadeguate ad avere contatti con minori. La stessa cosa vale per il personale degli istituti.
Non si sottoliea il fatto che gli istitui che detengono bambini hanno gli attributi intimidatori e assomigliano ai carceri, sono chiusi al pubblco, i volontari "non raccomandati" non possono entrare, non possono entrare giornalisti senza un preavviso, non possono entrare le Forze dell'ordine in quanto gli istituti sono "proprietà privata", blindata e circondata dai muri onde evitare che sulla strada arrivino le urla delle vittime abusate a piacimento del personale.
Si nasconde il fatto che in Italia gli assistenti sociali, giudici e l'altro personale che ha accesso ai minori, denunciati in seguito ai reati compiuti in danno ai minori non vanno mai puniti, non si arriva mai al processo - tutto va insabbiato e archiviato subito in danno i minori che hanno subito reati.
Non si analizza il giro di denaro in forma dei contributi dello Stato intorno ai minori affidati/adottati.
Fa un'impressione abbastanza negativa che un'Asscoiazione come Telefono Azurro trascura i fatti di primaria importanza nella violazione dei diritti dei minori in Italia.
Cliccando sull'icona sottostante dovrebbe aprirsi il Rapporto del Tribunale Permanente dei popoli del 1995 in formato PDF, in caso se non si aprisse, chiedetemelo su: olgababenko@yahoo.it
RAPPORTO SULLE GRAVISSIME VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI E DEI DIRITTI DEI FANCIULLI IN ITALIA
TRATTA DEI MINORI ATTRAVERSO TRIBUNALI DEI MINORI, SERVIZI SOCIALI E LA CARITAS
Violenze, torture e gli abusi sui minori da parte dei Servizi sociali, operatori socio-assistenziali, della Chiesa Cattolica e da parte dei giudici del Tribunale per i minori
IMPOSSIBILITA’ DI AVERE PROCESSI REGOLATI DALLA LEGGE IN ITALIA, CORRUZIONE, FALSITÀ, MANCATA EQUITÀ E MANCATA IMPARZIALITÀ DEI GIUDICI
ANCHE SE L’ITALIA E’ STATA GIÀ CONDANNATA DALLA CORTE EUROPEA PER DIRITTI DELL’UOMO DI STRASBURGO (caso Scozzari/Giunta) PER ABUSI SUI MINORI E SULLE FAMIGLIE, LA SITUAZIONE NON SI CAMBIA
2006
Gli allegati al rapporto indicati nel testo possono essere visionati sul seguente link: http://flickr.com/photos/olgababenko
Cliccando sull'icona sottostante dovrebbe aprirsi il rapporto in fornato Word
Il 20 novembre è la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia. E’ un’occasione giusta per ragionare su quello che accade in Italia, sul trionfo totale della criminalità, sulla pesante violazione dei diritti umani, sull’atroce sofferenza dei fanciulli indifesi davanti ai crimini dei Servizi sociali e dei giudici dei Tribunali dei minori.
La questione degli abusi sui fanciulli in Italia è stata presentata al livello internazionale per la prima volta con il caso di Scozzari/Giunta, giudicato dalla Corte Europea di Strasburgo per i diritti umani.
I fatti della causa Scozzari/Giunta sono spaventosi e agghiaccianti: si racconta degli assistenti sociali e affidatari pedofili, dell’impunità degli stessi da parte dello Stato italiano, dei maltrattamenti atroci degli affidatari sui minori, della riduzione dei fanciulli nello stato di succubi e il loro totale plagio da parte degli affidatari, del diniego dell’assistenza medica e psichiatrica ai bambini detenuti in istituto, del diniego di avere i rapporti con i propri genitori, con la famiglia e con gli amici, del falso, calunnie e diffamazioni dei Servizi sociali e della Caritas nei confronti della madre davanti al Tribunale dei minori con lo scopo di venire in possesso dei suoi figli per poterli sfruttare economicamente e sessualmente, delle false perizie psichiatriche, della diffamazione della madre come malata mentale di una malattia mentale segreta non presente nella classifica psichiatrica, del processo segreto ed irregolare nel Tribunale dei minori, favoreggiamento dei giudici agli affidatari-possessori dei bambini, della mancata tutela dell’interesse e dei diritti dei minori da parte del Tribunale dei minori competente e da parte della Magistratura ordinaria.
Italia è stata condannata per la violazione dell’art.8 della Convenzione europea per i diritti umani per il caso di Scozzari/Giunta, il che non è servito a nulla, in quanto fino ad oggi NULLA si è cambiato: i bambini vanno illegalmente sequestrati, trafficati e maltrattati dai Servizi sociali/affidatari con le stesse modalità di prima. I giudici dei Tribunali dei minori violano la legge e abusano della loro posizione sociale come prima, né assistenti sociali né giudici non vanno puniti nella sede penale, ricevendo una ingiusta protezione dalla Magistratura ordinaria e possono occupare i loro posti e continuare a delinquere, abusando dei bambini a loro completo piacimento. Anche nei casi di separazioni coniugali i bambini continuano a subire ingiustizie gravissime: spesso i giudici proibiscano loro avere i contatti con uno dei genitori senza un processo regolato dalla legge e senza una coerente e valida motivazione.
I crimini dei Servizi sociali, degli esponenti della Caritas e dei giudici dei Tribunali dei minori rappresentano un crimine contro l’umanità, vista la quantità enorme dei bambini e delle famiglie colpite.
Interesse economico da parte dei giudici, assistenti sociali e istituti religiosi
La legge italiana (art.5 comma 4 L.149/2001) prevede il rilascio dei contributi economici agli affidatari. Questi contributi sono enormemente sostanziosi, si parla di circa 150 Euro al giorno per un bambino – 4.000 euro al mese (rif. Senatore Augusto Cortelloni, Senatore Gerardo Agostini). E’ chiaro che è impossibile spendere queste cifre per un bambino: sono troppi soldi.
Nell’intervista al giornale "Panorama" del 13 Maggio 1999 "Se li Stato si prende i bambini" pagg. 91-95 il Senatore Augusto Cortelloni dichiara: "I bambini hanno un mercato , con prezzi che sono variabili: dalle 900 mila lire al mese corrisposte alle famiglie affidatarie alle 60 mila lire al giorno agli istituti religiosi, alle 250 mila al giorno per le comunità gestite dalle cooperative".
Si può presumere che nel corso di ultimi anni la cifra è aumentata.
Queste cifre incitano i Servizi sociali ad avere in affidamento il maggior numero possibile dei bambini e di mettere questi bambini negli istituti, isolandoli dai genitori. Si può presumere che le somme ottenute dallo Stato per i bambini affidati vanno divisi tra assistente sociale, giudice e subaffidatario (istituto o famiglia). Si precisa che si tratta dei miliardi, per esempio alla casa-famiglia di Corlo di Formigine (Modena) la Regione Emilia ha consegnato una somma di 7 miliardi di lire dal 1989 al 1999 (rif. – articolo "Se lo Stato si prende i bambini").
In Italia non esiste la trasparenza nella contabilità dello Stato e dei Comuni, è impossibile sapere dove, come e quando va speso il denaro. Un’assistente sociale italiano non deve presentare un resoconto dettagliato per giustificare ogni centesimo del denaro passato tra le mani.
Si può presumere che sussiste un’omertà totale tra tutti i partecipanti, visto il valore immenso del denaro...
Gli istituti di detenzione dei bambini ricevano il denaro non solo dallo Stato ma anche dai benefattori e dalle fondazioni varie, però stranamente le condizioni di detenzione delle persone rimangono indecorosi, insalubri e spesso antigienici.
Lo Stato italiano dovrebbe obbligare gli istituti e gli affidatari a presentare il resoconto per ogni centesimo del denaro ricevuto, corredato dalle fatture, ricevute, relazioni sugli affidamenti, progetti d’assistenza personalizzati orientati alla risoluzione per i minori affidati/adottati in rispetto della L.184/83 artt.1-5, valutazione dell’affidamento in termini di qualità ed efficacia.
Si precisa che le famiglie d’origine dei bambini non ricevano nessun tipo di aiuto o di sostegno dai Servizi sociali, lo ricevono solo e esclusivamente le famiglie affidatarie, il che è una gravissima violazione della Convenzione per i diritti del fanciullo, che prevede che i Stati devono aiutare alle famiglie nel crescere i figli.
Le adozioni italiane rappresentano in sé un altro lato oscuro, sembra che le famiglie pagano le cifre molto alte per avere i bambini in adozione, in particolare alle associazioni che si occupano delle adozioni, l’adozione diventa la compera e non è più un atto incondizionato dell’amore verso bambino. Dal momento che le famiglie scoprono che il bambino "adottato" non è assolutamente adottabile e che ha una famiglia che lo aspetta a casa con le braccia aperte, queste famiglie si cominciano a comportarsi in modo pregiudizievole al bambino: negano al bambino di avere i rapporti con i genitori, ostacolano il rientro del bambino nella famiglia, plagiano il bambino e diffamano la sua famiglia in sua presenza. Tale comportamento conferma l’idea di compera del bambino, si evidenzia il trattamento del bambino come si fosse una merce, senza rispetto dei sentimenti e dei diritti di base di conoscere le proprie origini e rimanere sempre in contatto con la propria famiglia (artt. 7, 8, 9, 19, 26 Convenzione dei diritti dei fanciulli).
Il Governo Italiano e le Autorità Giudiziarie Italiane omettono di iniziare un’indagine approfondita sulla tematica del "costo" dei minori e sulla tematica di appropriazione indebita dei contributi per i minori affidati/adottati tramite processi irregolari ed illegali, anche se all’economia italiana farebbe molto bene ricevere indietro questo denaro.
Come si iniziano i sequestri dei bambini e gli abusi sui bambini.
Di solito i sequestri si attivano dagli assistenti sociali o dai preti collegati con la Caritas. Loro ricercano i bambini di loro gradimento in qualsiasi sede: nei parchi, nelle scuole, nelle palestre, nelle ludoteche, negli oratori…
Talvolta vanno colpiti i bambini delle famiglie che si rivolgono agli uffici del Servizio sociale e della Caritas per avere qualche aiuto nello stato di bisogno economico o psicologico. Di solito i Servizi sociali negano aiuto alle famiglie richiedenti, il che è una gravissima violazione dei diritti umani - in Italia ci sono tante famiglie con bambini piccoli che vivono per strada senza avere l’accesso alle cure mediche e agli altri servizi dello Stato, anche se la legge prevede esplicitamente che le famiglie devono avere un’assistenza d’urgenza in questi casi (art.22 comma 4 L.328/2000). I bambini che veramente hanno bisogno di assistenza e di aiuto vanno abbandonati nella situazione pregiudizievole senza un minimo di attenzione. Come esempio della situazione può servire il caso della bimba morta di fame a Bari nel gennaio 2005 – i Servizi sociali hanno compiuto notevoli omissioni, il che ha portato alla morte della piccola.
Una volta scelto il bambino di proprio gradimento (si precisa che non vanno mai scelti i bambini malati, maleducati, problematici – si scelgono solo e esclusivamente bambini senza problemi di salute, esteticamente gradevoli e con un comportamento tranquillo ed equilibrato), le assistenti sociale e/o preti iniziano a diffamare e calunniare la famiglia davanti al Tribunale dei minori all’insaputa della famiglia stessa (violando il diritto dei cittadini di avere l’accesso agli atti che li riguardano). Le diffamazioni e calunnie variano in corrispondenza con livello di cultura e grado di depravazione dell’assistente sociale e degli altri complici.
Le diffamazioni/calunnie di solito sono: di abbandono del minore, di pedofilia in famiglia, violenza, prostituzione dei genitori, tossicodipendenza, malattie mentali, conflittualità familiare, inidoneità genitoriale, rifiuto di "collaborare" con assistente sociale.
Le diffamazioni/calunnie vanno di solito "farcite" dell’abbondante falso ideologico sullo stato familiare (spesso indicano che la madre sarebbe sola e abbandonata dal marito mentre è la donna sposata con un marito attento e onesto), sulle relazioni intrafamiliari (la frase preferita è: "la situazione familiare è confusa"), sullo stato di salute psichica dei genitori e familiari ( la frase più amata: "la madre dimostra gli stati fragili e confusi, instabili, con tendenza di negare i dati di realtà" – NB nel caso di –Scozzari/Giunta la madre dei minori è stata diffamata con le parole "fragile" e "instabile" (!!!))…
Si precisa che le assistenti sociali ed i preti non hanno una preparazione medica, spesso loro non hanno alcun tipo di laurea, e compiono il reato di abusiva esercitazione del mestiere dello psicologo/psichiatra quando indicano i presunti stati psicopatologici – è un reato previsto dall’art. 348 C.P..
Di solito i Servizi sociali/preti non allegano mai le prove alle sue opere calunniatorie e non indicano le date precise degli eventi, l’ora ed eventuali testimoni. Il fatto più grave è che i giudici dei Tribunali dei minori non obbligano i Servizi sociali a presentare le prove e iniziano le cause negando ai cittadini il diritto di presunzione dell’innocenza e il diritto di difesa. Il cittadino va indicato in partenza come colpevole e va descritto/diffamato come tale sui decreti senza alcuna fondazione. I giudici sistematicamente omettono di denunciare e di provvedere penalmente contro dei Servizi sociali ed i preti in seguito ai reclami presentati dai cittadini diffamati. Comunque, basta una scrittura privata non corredata dalle prove di un’assistente sociale o di un prete per iniziare il procedimento (spesso segreto) nel Tribunale dei minori. Nei casi quando una sola relazione non basta, i Servizi sociali interessati continuano a "seppellire" il Tribunale delle richieste di provvedere nei confronti della famiglia/bambino prescelti, ordinando l’affidamento del bambino a loro e la detenzione del bambino in una struttura carceraria in assenza dei genitori con cessione di ogni contatto del bambino con la famiglia. Spesso le assistenti sociali vanno visitare i giudici nella sede privata fuori udienza per convincere i giudici di compiere gli atti illegali.
Una volta ottenuto il decreto di affidamento del bambino (di solito il decreto è illegale e viola gli artt.1-5 L.184/83 – L.149/2001, artt. 125, 163-164 e seguenti C.P.C., art.336 C.C.) le assistenti sociali cominciano a ricattare e maltrattare la famiglia: il bambino diventa la proprietà loro e la famiglia deve assecondare ogni desiderio criminale dell’assistente sociale. Basta una piccola innubidienza o una manifestazione di disapprovazione e il figlio va portato via dalla famiglia con le modalità brutali ed incivili in un posto segreto, di cui alla famiglia non è permesso conoscere l’indirizzo e il numero telefonico.
Doveri dei Servizi sociali
Il lavoro dei Servizi sociali è regolato dalle leggi, in particolare dalla L.328/2000, D.L. 130/2000 e dal Codice Deontologico. Prima di rivolgere al Tribunale dei minori l’assistente sociale ha il dovere di effettuare un accurato studio della famiglia e deve offrire alla famiglia i vari tipi d’assistenza possibile orientata alla soluzione dei problemi della famiglia, tra cui la famiglia ha il diritto di scelta (artt.2,3,12,16,22 L.328/2000). Una volta scelto l’intervento, l’assistente sociale deve stendere il progetto d’assistenza che si firma come un contratto da tutte le due parti. L’assistente sociale deve effettuare le verifiche periodiche dell’andamento dell’assistenza e di valutare l’assistenza in termini di qualità ed efficacia (rif. – manuale "L’intervento sistematico" di Anna Maria Campanini).
Preparando la relazione per il Tribunale dei minori l’assistente sociale deve indicare esplicitamente le questioni in causa, allegando il progetto d’assistenza orientato alla soluzione elaborato per la famiglia, descrivere che cosa e perché va ritenuto come pregiudizio per il minore, descrivere le varie vie di risoluzione possibili con l’analisi dei vantaggi e degli svantaggi delle alternative decisionali (rif. - manuale "L’intervento sistematico" di Anna Maria Campanini, manuale "Cure genitoriali a rischio d’abuso" di P.Reder e C.Lucey).
Prima di porre le critiche alla famiglia e ai genitori i Servizi sociali devono effettuare una accurata valutazione dei loro ruoli seguendo le indicazioni di schemi di valutazione previsti.
In caso di sbaglio o omissione un assistente sociale ha il dovere di esperire ogni tentativo per rimediare (art.15 Codice deontologico).
La prima relazione deve essere preparata in forma di ricorso (art.125 C.P.C.) o in forma di citazione (artt.163-164 C.P.C.), devono essere indicati esplicitamente le questioni, le fonti del diritto, i mezzi di prova.La legge italiana è molto giusta e buona per la difesa dei diritti dei minori, sono gli assistenti sociali che non la osservano e la Magistratura che omette di punirli per i reati di omissioni e di abuso compiuti.
Doveri dei Servizi sociali nei confronti dei bambini affidati
In Italia esiste una legge molto buona: il Diritto del minore alla famiglia (L.184/83 mod. L.149/2001). Gli artt.1-5 descrivono doveri dei Servizi sociali e dei giudici nei confronti dei minori soggetti all’affidamento. In particolare i Servizi sociali hanno il dovere di organizzare il più urgente rientro del minore nella famiglia d’origine, agevolare i rapporti dei minori con le famiglie d’origine, preparare un complesso di interventi per la famiglia d’origine, la struttura di detenzione dei minori deve essere il più vicino possibile al domicilio dei genitori. La legge italiana è in perfetta sintonia con la Convenzione per i diritti dei fanciulli.
Reale comportamento dei Servizi sociali
I Servizi sociali non preparano mai i progetti d’assistenza alle famiglie, spesso le relazioni vanno inviate senza nemmeno conoscere la famiglia. Le relazioni sono solo e unicamente i testi diffamatori e pieni di falso ideologico, il contenuto dipende unicamente dal grado di depravazione e malvagità dello scrivente. I servizi sociali omettono di indicare le varie vie di risoluzione possibili e di valutare i vantaggi e svantaggi delle alternative decisionali.
Una volta ottenuto il bambino in affidamento, i Servizi sociali cercano di cessare i rapporti del bambino con la famiglia e di dividere la famiglia. Spesso al marito in assenza della moglie va comunicato che la moglie lo tradisce, e alla moglie va detta la stessa cosa in assenza del marito. Si sono verificati i casi quando la moglie è stata obbligata di abbandonare il marito sotto le minacce (caso Lupino Giovanni/Nieddù Giovanna c/o Tribunale dei minori di Genova – giudice relatore Dr. Cavatorta).
Continuando diffamare e calunniare la famiglia, l’assistente sociale può ottenere l’affidamento esclusivo del minore, collocazione del minore nella struttura di detenzione (casa-famiglia, struttura protetta, struttura idonea, istituto, centro sociale, casa di accoglienza…), cessione dei contatti tra bambino e parenti. Talvolta il Tribunale permette la presenza della madre nel posto di detenzione dei minori. In questi casi le donne e bambini possono essere collocati in mezza agli uomini, clandestini, tossicodipendenti, prostitute, detenuti in via alternativa al carcere e cosi via. Gli operatori-uomini hanno diritto di entrare nella stanza senza bussare e senza permesso, mentre il marito non può attraversare la barriera d’ingresso del centro. Il trattamento riservato alle donne in questi casi è orientato a provocare la malattia mentale o i danni fisici, che possono essere presentati come ostacolo per svolgere il ruolo di madre.
Spesso i Servizi sociali proibiscano alle famiglie di telefonare ai figli, di visitarli e di mandare le lettere. Molto raramente sono consentite le visite: di solito 1 ora al mese per un ora in presenza dei Servizi sociali.
I Servizi sociali impediscano ogni contatto tra bambino e la famiglia, i bambini si trovano in isolamento come se fossero i peggiori criminali. Spesso i bambini vanno spediti da un istituto nell’altro, anche per brevi periodi di tempo (il che fa sospettare i giri pedofilici).
Se genitori non compiono gli atti eclatanti con qualche manifestazione o con lo sciopero di fame, e non attirano l’attenzione delle Autorità internazionali e dei mass media, i bambini finiscano in un’adozione illegale.
Con grande tristezza bisogna precisare che le vie legali e gli avvocati in Italia non funzionano. Le famiglie che fidano agli avvocati non vedono i figli da anni. Nel miglior caso la famiglia può vedere il figlio per la prima volta solo dopo 2 anni dopo sequestro, nella maggioranza dei casi passano più di 2 anni. Il primo contatto con il figlio avviene di solito in una stanza con il vetro unidirezionale, i genitori possono vedere il figlio attraverso il vetro, come un animale nello zoo! In seguito si può ottenere il diritto di vedere il figlio 1 volta al mese per 1 ora in presenza dell’assistente sociale. L’assistente sociale su questi appuntamenti di solito sottopone i genitori ed i figli sotto le umiliazioni, insulti, trattamenti disumani e degradanti, minacce. Anche un semplice abbraccio tra genitore e il figlio va sottoposto sotto le critiche e le frasi dispregiative. Per vedere figli i genitori devono subire e accettare tutto.
Nella triste realtà dei fatti per obbligare i giudici e gli assistenti sociali di rispettare la legge è necessario rendere i loro reati pubblici attraverso le manifestazioni e scioperi della fame, i ricorsi e le istanze previste dalle leggi non funzionano.
Quando i Servizi sociali eseguono il sequestro dei minori lo fanno con estrema brutalità, i bambini sembrano essere criminali pericolosi, i bambini di 10 anni possono essere ammanettati, nel caso se saranno ritenuti troppo vivaci e/o sotto rischio di fuga. I bambini vanno strappati dalle mani dei genitori con la forza e portati via all’insaputa. Spesso i Servizi sociali non possiedono neanche il decreto del Tribunale che autorizzerebbe un tale comportamento: prima si sequestrano i bambini e dopo si chiede il permesso del Tribunale presentando bambini sequestrati come bambini abbandonati dai genitori.
Nei casi quando i Servizi sociali non riescono a corrompere il giudice e non ottengono subito una collaborazione nel delinquere dal giudice, si pratica il metodo di aggressione fisica sul genitore (di solito madre), sequestro di persona, somministrazione forzata di psicofarmaci con lo scopo di avviare un T.S.O o ricovero coatto in ospedale psichiatrico. La metodologia e la stessa in tutta l’Italia. Come esempio può essere preso un caso di Roma seguito dall’Associazione GESEF nel 2003: un’attrice famosa (per tutelare la privacy il nome può essere fornito agli interessati in base alla richiesta specifica) una mattina preparava le sue 2 figli per andare a scuola, ha sentito bussare nella porta, ha aperto. E’ stata aggredita e picchiata da un gruppo di vigili urbani e degli assistenti sociali (i nomi sono ancora da chiarire) che sono entrati nell’abitazione compiendo il reato di violazione del domicilio (art.615 C.P.). E’ stata privata della sua libertà personale e portata forzatamente in un Pronto soccorso molto lontano dalla sua abitazione – dall’altra parte della città, è stata diffamata davanti ai medici di Pronto soccorso come una malata mentale. I medici hanno dichiarato che non si sono assolutamente i sintomi delle malattie mentali e/o degli stati patologici e l’hanno lasciato andare via, rilasciando un certificato attestante l’assoluta normalità psichica. L’attrice era tornata a casa e non aveva più trovato le figlie – le hanno sequestrate e nessuno sapeva dove erano, non esisteva nessun decreto del Tribunale dei minori. Da 2 mesi non si è saputo nulla delle bambine, né dove erano, né dove si trovavano. L’attrice ha avuto le figlie indietro - dopo una lunga e umiliante battaglia al Tribunale dei minori. La Procura di Roma sta tentando di insabbiare le indagini e di "coprire" i vigili e le assistenti sociali che hanno compiuto i reati di violazione del domicilio con aggravante di essere i Pubblici ufficiali, sequestro di 3 persone tra cui 2 bambini, abuso di potere, falso ideologico, diffamazione, maltrattamento dei minori, lesioni… I vigili e le assistenti sociali si sono giustificati che a loro sembrava che "l’appartamento (di lusso e molto bello tra l’altro) dell’attrice sarebbe stato sporco", per questo loro hanno deciso di violare il domicilio e sequestrare le figlie dalla madre e organizzare in ricovero alla madre diffamandola come malata mentale. Si precisa che i Servizi sociali non hanno presentato la relazione dell’Ufficio igiene dell’ASL che potrebbe confermare lo stato igienico reale dell’appartamento dell’attrice ed il progetto d’assistenza orientato alla soluzione per eliminare la presunta "sporcizia" dall’appartamento, il quale doveva essere elaborato in questa presunta situazione (art.2,3,16 L.328/2000). Chi sa se questi vigili e assistenti sociali saranno puniti con tutta la severità della legge? O lo Stato Italiano li lascia impuniti impuniti???
Un altro esempio di Chiavari (Genova): le assistenti sociali volevano avere a tutti i costi 2 bambini di una famiglia e hanno cominciato da tempo a calunniare la famiglia davanti al Tribunale dei minori, però i giudici non accettavano le calunnie senza prove e non affidavano i bambini ai servizi sociali. Un giorno 2 assistenti sociali, 2 Direttori di Centro Benedetto Acquarone di Chiavari e 1 operatrice sociale hanno organizzato la trappola per la madre, volendola colpire con la puntura con i farmaci paralizzanti, di ricoverarla in ospedale psichiatrico nello stato paralizzato, magari diffamandola come una drogata (chi sa che idee avevano) e di prendere i figli. Alla madre è stato fissato un appuntamento, per la sua fortuna nella stanza con "imboscata" era entrata un’altra donna, che è stata colpita con la puntura paralizzante appena entrata. In questo caso il "piano" è fallito ed i bambini non sono stati sequestrati. I Servizi sociali hanno tentato lo stesso di diffamare la madre come una malata mentale, chiamando sul posto il Servizio della Salute mentale e diffamando la madre in 5 davanti ai 2 psichiatri (in presenza dei figli minori!!!). Gli psichiatri hanno riconosciuto la madre di essere assolutamente sana di mente e si sono rifiutati di effettuare qualsiasi tipo di ricovero e/o trattamento sanitario. La famiglia ha fatto una regolare querela alla Procura di Chiavari (Proc. N.1613/03/45), denunciano i criminali responsabili per i reati di diffamazione, abuso d’ufficio, falso ideologico a l’atro ravvisabile, però il Pubblico Ministro responsabile DR.FILIPPO GEBBIA si era affrettato di mandare la pratica in archiviazione, negando di iscrivere le persone esplicitamente denunciate sul registro degli indagati, di sentire i testimoni (tra cui 2 medici psichiatri) e di svolgere gli accertamenti utili per la ricostruzione dei fatti. Il Dr. Gebbia si è provato di giustificarsi che per lui questi reati non sono reati, anche se sono previsti dal Codice penale come reati e che "dopo avere sentito 2 persone scelte a caso tra quelli estranei a fatti" lui non avrebbe trovato i presupposti del reato (!!!). La famiglia colpita si è rivolta al Procuratore Capo della Procura di Chiavari, chiedendo di iscrivere i denunciati sul registro di indagati e di cominciare le indagini fino ad oggi omesse per i reati esplicitamente denunciati. Dal 2003 fino ad oggi non è stato sentito ancora nessun testimone!!! Il Procuratore Capo di Chiavari dovrebbe spiegare la motivazione delle tali omissioni e la motivazione del diniego della Giustizia alla famiglia che ha subito i reati soppradescritti.
Nella detenzione i bambini piangono e chiedono dei genitori. I carcerieri (personale dell’istituto di detenzione o la famiglia affidataria) di solito picchiano il bambino sul viso appena il bambino si incoraggia di chiedere di papà a mamma. Ai bambini va di solito detto: "Sei un bambino così cattivo che anche i tuoi genitori non ti vogliono più e non ti chiamano più" (mentre i genitori non sanno dove si trovano i figli). Spesso gli affidatari si dichiarano di essere "salvatori" dei minori, si comportano come veri sequestratori (nello stile di pedofilo belga Marc Dutroux).
Un bambino affidato o adottato non ha un avvocato personale e non è seguito da uno psichiatra, è un cittadino privato di diritto di difesa e di diritto di parola.
Mentre i bambini piangono e chiedono di genitori, assistenti sociali scrivono al Tribunale: "il minore ha deciso di rimanere a vivere nell’istituto e non vuole più vedere i suoi genitori", "il minore non vuole più vedere il proprio padre", "il minore sta bene". Questo trattamento è un atto di sadismo e di tortura psicologica ai bambini, nonché un pesante maltrattamento.
Come un esempio si può indicare il caso di bambino zingaro romeno di nome Stefan, sequestrato dalla famiglia senza un processo regolare nell’anno 2005. Nell’intervista al giornale "La Nazione" del 30 Aprile 2005 sulla pag.2 il bambino dichiara: "E’ una bugia che io non volevo vedere il mio papà, la mia mamma e i miei amici" mentre sul decreto che autorizza il sequestro e la detenzione carceraria del bambino si indica che "il bambino aveva come paura di incontrare il padre". Sulla prima pagina dello stesso giornale il bambino dichiara: "Voglio tornare da mamma e papà". Si precisa che il bambino è stato sequestrato in base di sospetto/calunnia di pedofilia da parte dei genitori verso bambino. Ai genitori è stato negato il diritto di presunzione di innocenza, il diritto alla difesa e il diritto ad un processo regolato dalla legge. L’art.12 della Convenzione per i diritti del fanciullo prevede che bambini devono essere sentiti. I giudici responsabili per il bambino Stefano non hanno voluto sentirlo e hanno continuato a torturarlo in detenzione nell’istituto carcerario, anche se il bambino riceveva gli schiaffi ed è stato ripetutamente umiliato dal personale. Perché??? Con quale scopo? Perché cosi tanto odio verso questo bambino? Perché non si poteva metterlo in detenzione insieme con genitori – collocando tutta la famiglia in qualche centro di detenzione in unità familiare??? Saranno puniti i responsabili???
I Servizi sociali ed i preti possono eseguire qualsiasi maltrattamento ai bambini nel periodo di affidamento, possono picchiarli, violentarli, umiliarli: nessuno tutela i bambini affidati e adottati. I bambini abusati sessualmente non hanno possibilità di raccontare degli abusi subiti a nessuno: i contatti con i genitori sono proibiti, l’avvocato non è previsto, l’accesso allo psichiatra-picologo è negato.
Ai Servizi sociali piace calunniare i genitori per il reato di violenza sessuale sui propri figli. Come dimostrano i fatti, nel 99% dei casi di pedofilia denunciata dai Servizi sociali il reato non è stato commesso: sono stati i Servizi sociali a compiere il reato di calunnia con lo scopo di avere un bambino in possesso/affidamento. I giornali sono pieni di cronache sui genitori assolti nella sede penale dalle calunnie e false accuse di pedofilia, però non è stato ancora pubblicato un articolo sul Servizio sociale condannato per la calunnia: i Servizi sociali non si condannano – loro possono delinquere consapevoli che non saranno mai puniti.
Sull’Interent è stato creato un sito intitolato www.falsiabusi.it Il sito è dedicato alle calunnie dei Servizi sociali e alle false accuse di pedofilia, al diniego del diritto di presunzione di innocenza. Su un altro sito www.criminologia.it sono pubblicati le opinioni degli illustri specialisti italiani sulla tematica, per esempio l’articolo "Il Tribunale dei minori e gli affetti negati" a firma della Prof.ssa Franca Fortunato, o l’articolo "E’ un processo penale o l’asilo di Mariuccia?" a firma di Dott.ssa Tiziana Siciliano – Pubblico Ministero presso il Tribunale di Milano.
Nella triste e disumana realtà italiana i pedofili veri sono proprio assistenti sociali, operatori sociali, preti e affidatari.
I genitori calunniati di essere pedofili si trattano subito come colpevoli senza un processo e senza valutazione delle prove, senza diritto alla difesa: basta un pezzo di carta scritto da un assistente sociale. Ai genitori va negato il diritto di presunzione dell’innocenza ed i figli vanno subito sequestrati e messi in detenzione in qualche istituto, spesso dall’altra parte dell’Italia, il che si chiama ipocritamente "la misura preventiva per la tutela di minore".
Le denuncie dei genitori contro assistenti e preti pedofili vanno di solito insabbiati e archiviati senza indagini: le Procure cercano di procurare l’impunità ai denunciati (sarebbe interessante capire in cambio di che cosa). Molto spesso i Pubblici Ministeri omettono di iscrivere i nomi dei denunciati sul registro degli indagati e dichiarano che "il fatto non sussiste" senza avere effettuato le indagini dovute. I genitori ricevono le minacce pesanti quando denunciano i Servizi sociali e ci vuole tanto coraggio per continuare con le indagini. Si sono verificati i casi quando i Servizi sociali hanno sequestrato i bambini per obbligare la famiglia a non testimoniare contro stessi Servizi sociali sospettati di pedofilia.
Quando i genitori riescano a riportare il figlio a casa dopo vere smontato le calunnie e diffamazioni dei Servizi sociali, i Servizi sociali ed i giudici insistono che il bambino deve mantenere i contatti con l’ex-affidatario perché "il bambino si è abituato all’affidatario" (!!!). Non si prendono mai in considerazione gli abusi e maltrattamenti dell’affidatario nei confronti del bambino, anche se ci sono tanti e molto gravi, in primis il diniego delle telefonate del bambino alla famiglia d’origine e viceversa, diniego di corrispondenza e diniego dei rapporti in generale. Quando bambini vanno strappati dalle loro famiglie dove hanno vissuto dalla nascita, i giudici e gli assistenti sociali non si preoccupano che il bambino è abituato a stare con i genitori, che ha un grande affetto e amore verso loro. In caso di famiglia naturale il bambino può essere strappato dal seno dalla madre con la forza e possono essere cessati tutti i contatti affettivi del bambino. Come mai i bambini non possono essere strappati dagli affidatari con le stesse modalità con le quali sono stati strappati dai genitori?
Come mai gli affidatari si trattano meglio dei genitori??? Perché hanno pagato per avere il bambino in affidamento come si paga per avere un animale domestico???
Molto spesso gli affiatari obbligano i bambini di chiamarli "papà" e "mamma", facendo le pressioni psicologiche sul bambino e ingannandolo sulla sua vera origine.
Tante famiglie italiane ospitano i bambini belorussi nell’arco di soggiorni terapeutici. Queste famiglie ricevano i bambini solo con la missione umanitaria, però tante di queste famiglie obbligano i bambini belorussi di nominare loro "papà" e "mamma" senza chiedere il permesso dalle Autorità Belorusse e senza sapere la situazione familiare del bambino stesso, il che è un grave abuso sulla psiche dei bambini. Queste famiglie sanno di non essere veri affidatari, essendo solo affidatari per la durata di soggiorno terapeutico, però si permettono di impostarsi come "padri" e "madri". Le famiglie che ottengono i bambini in affidamento vero sono ancora più aggressivi e patologici nei confronti dei minori affidati. La situazione con i bambini belorussi è diventata nota, però le Autorità italiane non si sono attivate fino ad oggi per proibire gli abusi psicologici su questi bambini e per regolamentare e controllare questi affidamenti temporanei.
Strutture di detenzione italiane (case-famiglia, strutture protette, strutture idonei, istituti, case di accoglienza, centro sociali)
Queste strutture sono una vergogna d’Italia. Incredibile, però queste strutture sono veri e propri carceri segreti. Una persona segregata lì dentro, privata della libertà personale o imbottita di psicofarmaci paralizzanti, rischia di non essere mai ritrovata e liberata.
Queste strutture hanno i stessi attributi intimidatori dei carceri: ricinti alti, mura alte, sbarre, barriere d’ingresso, le guardie, le porte dei piani blindate, il personale robusto e violento. Le stanze di solito non hanno le chiavi ed il personale può entrare senza permesso e compiere qualsiasi violenza. Non si può entrare e uscire senza permesso e senza controllo dei guardiani.
In Italia non esistono le strutture specializzate per i bambini, i bambini vanno tenuti insieme con tossicodipendenti, clandestini che si nascondono dalla Polizia (le Forze dell’ordine non possono entrare in queste strutture e questo fa comodo ai clandestini per evitare l’arresto e la detenzione carceraria), prostitute, i criminali in detenzione alternativa al carcere – in breve con tutti gli avanzi della società adulti. Insieme con i bambini le strutture detengono anche le altre fasce deboli: malati mentali, ritardati mentali, alcolisti, anziani, invalidi, famiglie senza casa e senza fissa dimora.
Il personale di queste strutture non ha il titolo di studio per poter lavorare con i bambini, di solito sono le persone inserite dai servizi sociali su rieducazione: persone con problemi di violenza, ex tossicodipendenti, ex alcolisti, ex detenuti su reinserimento sociale. Spesso sono presenti religiosi-fanatici e le suore, anche se gli psichiatri da tempo hanno definito i religiosi-fanatici come persone pericolose con disturbi di personalità, non adatte ad avere i contatti con i bambini. Gli psichiatri ritengono che proprio i disordini mentali e l’incapacità di avere i normali rapporti affettivi nella società conducono queste persone a diventare suore o frati. Le violenze dei religiosi sui bambini sono state già ampiamente descritti nella letteratura italiana e dagli psichiatri famosi ("Ritratti di famiglia" Ediz. Firenze 1997, "Il Forteto" Ediz. Firenze 1998, "Delitti" di Vittorino Andreoli, "Cuore di mostro" di Maria Rita Parsi….).
Anche i "volontari" (nelle virgolette perché i volontari italiani ricevano una retribuzione in denaro per le loro prestazioni di "volontariato", mentre il volontariato vero è un atto di solidarietà compiuto senza ricevere alcuna retribuzione) sono stati duramente criticati dagli psicologi: "…magari si abbandona il proprio figlio a pochi mesi, e poi si va a tenere la mano al malato terminale…la maggior parte (dei volontari ndr.) cerca un modo per risolvere i problemi, dalla solitudine alla perversione" – psichiatra Dr. Vittorino Andreli - intervista al giornale "La Nazione – quotidiano nazionale" del 27 Luglio 2003 pubblicata sulla pagina 14.
E’ evidente che nelle strutture – istituti italiani i bambini entrano in contatto con le persone molto pericolose, questi contatti sono molto pregiudizievoli ai bambini, i giudici italiani lo sanno benissimo. Nella triste realtà dei fatti, un bambino abusato nella propria famiglia è più tutelato in questa famiglia che presso un istituto o presso un affidatario, nella famiglia gli abusi sono limitati, nell’affidamento – illimitati, in più subentrano gli abusi di gruppo impossibili nella famiglia.
I ricinti degli istituti sono costruiti di solito ad una certa distanza dall’edificio, questa distanza serve per impedire che i passanti sentano le urla delle vittime che arrivano dall’interno dell’istituto.
Il problema più grosso di queste strutture "a porte chiuse" è che le strutture sono la proprietà privata e nessuno può entrare senza il permesso della Direzione. Si sono verificati i casi quando le vittime abusate hanno telefonato alla Polizia e ai Carabinieri e non hanno potuto ricevere la protezione e aiuto causa "proprietà privata". Sui giornali sono apparsi molteplici articoli che descrivano che le persone detenuti negli istituti, in particolare gli anziani ed i bambini, si sono buttati giù dalle finestre o dalle mura di recinto nel tentativo di fuga dagli abusi atroci: non c’era un’altra via d’uscita.
Sempre il giornale "La Nazione" edizione di Sarzana e Lunigiana del 5 Marzo 2004 descrive sulla prima pagina un istituto della zona ed il fatto che 2 minori si sono buttati giù dal muro alto 3 metri. Il giornale descrive così le persone detenute: " …donne sole che portano alle spalle una vita fuori dalle regole della convivenza civile, "ospiti" per ordine della magistratura o perché hanno preferito la comunità al carcere. Qualcuna lì dentro è cresciuta, è diventata maggiorenne…quattro ospiti vivono…con il figlio".
Il giornale "Secolo XIX" sempre edizione della Spezia nell’articolo "Stop alle schiave del sesso" dichiara: "Le case della comunità "Papa Giovanni XXIII" ospitano dai bambini senza famiglia agli adolescenti a rischio di devianza, dai portatori di handicap gravi alle ragazze vittime della tratta degli esseri umani. "Si vive e condivide insieme come una vera famiglia…"" (cioè bambini si ritrovano in una "famiglia" orrenda e fortemente deviata, come dicono stessi giudici - inidonea). Le Autorità Spezzine hanno ben letto questi articoli e sono a conoscenza di abuso praticato sui minori negli istituti sopraindicati, dell’estrema promiscuità e della situazione inadatta per la permanenza dei minori, però omettono di intervenire. Chi difenderà i diritti dei bambini detenuti mezza alle prostitute ("vittime della tratta degli esseri umani e schiave di sesso") e mezza agli handicap gravi? Lo Stato Italiano è assente anche se i giornalisti fanno allarme.
La convenzione per i diritti del fanciullo prevede che i bambini non devono essere detenuti in stessi ambienti con i criminali maggiorenni, però le Autorità Italiane violano dolosamente questa giusta regola, e omettono di intervenire anche quando i giornali alzano questa scandalosa problematica. Chi sa quali maltrattamenti hanno ricevuto 2 ragazze in quel istituto descritto nell’articolo suindicato per trovare il coraggio di buttarsi giù dal muro alto 3 metri, rompendosi le gambe???
Ricordiamo il recente caso della bambina belorussa sequestrata dalla famiglia psicolabile, anche questa famiglia sapeva perfettamente che le Forze dell’ordine non possono entrare nei monasteri e negli istituti e hanno nascosto la bambina in un monastero – una struttura della chiesa cattolica in un’altra provincia d’Italia – trasportando la bambina dalla Liguria al Nord Italia. Le Autorità italiane hanno omesso di arrestare i sequestratori della bambina, anche se si poteva sospettare che il sequestro è stato organizzato proprio per evitare la contestazione dei segni di violenza carnale sul corpo della bambina – violenza praticata dalla stessa famiglia di sequestratori, dando alla società un messaggio chiaro ed esplicito di inattività dello Stato nel punire i criminali e di permesso di delinquere.
Si può affermare con tutta la certezza che tanti bambini scomparsi e/o sequestrati possono essere trovati nelle strutture della chiesa cattolica o negli altri istituti – basta effettuare le perquisizioni senza un preavviso contemporaneamente in tutta l’Italia. Facciamo una domanda: dove si piò nascondere un bambino rapito senza essere "presi" dalle forze dell’Ordine? La risposta è unica: nelle case-famiglia, istituti, monasteri.
Una volta messi in detenzione in un istituto, i bambini vanno sottomessi sotto i maltrattamenti pesanti psichici e fisici, i quali hanno lo scopo di far perdere la memoria al bambino e di disorientarlo. Il secondo passo è di dare un nuovo nome al bambino. Infatti, negli istituti si può spesso incontrare i bambini che dicono: "..io non mi chiamo cosi…io non sono ***…". Sono gli episodi che fanno gelare il sangue nelle vene. (La scrivente della presente ha potuto sentire queste frasi dai bambini all’interno dell’istituto "Centro Benedetto Acquarone" di Chiavari e nel parco Aqcuasola davanti al Tribunale dei minori di Genova nel quale il Tribunale organizza gli appuntamenti mensili dei bambini con genitori e/o affidatari). Il terzo passo è dare il bambino in affidamento/adozione in qualche famiglia prescelta dall’assistente sociale o dal giudice, usando un nuovo nome e un nuovo cognome per il bambino. In questa maniera i bambini non si trovano più.
Istituto "Centro Benedetto Acquarone di Chiavari" GE
Questo istituto era stato ideato per detenere i ritardati e malati mentali che danno fastidio alla società e alle famiglie d’origine. Però il Centro non si è accontentato di svolgere un’unica funzione, trattenendo i ritardati mentali nelle ore diurne, il Centro ha allargato le sue attività offrendo anche il servizio notturno, servizio di detenzione dei tossicodipendenti minori (di recupero non si parla perché il personale stesso dovrebbe essere recuperato e educato), servizi di ospitalità a pagamento alle famiglie senza fissa dimora, ospitalità agli invalidi, anziani e minori, alle prostitute arrestate dalla Polizia, ospitalità ai clandestini e alle persone che devono essere definite meglio dalle Autorità Giudiziarie.
Il Centro mette le donne nelle stesse stanze con gli uomini, le donne sposate vanno messi nelle stesse stanze con gli uomini mentre ai mariti l’ingresso al Centro va vietato (con lo scopo di molestare e corteggiare sessualmente la moglie senza avere il marito "mezza ai piedi"). Le donne normali devono subire le prostitute nelle stanze. I bambini entrano in contatto con malati mentali, ritardati mentali di grado medio/grave, con le persone sane imbottite dei psicofarmaci, con le prostitute di altro grado di depravazione, con il personale violento e senza titolo di studio. I bambini vanno spesso chiusi da soli nelle stanze per lunghi periodi di tempo, i neonati vanno dati in cura alle donne immature che non hanno avuto i figli propri e non sono capaci a gestire i neonati. I bambini vanno spesso aggrediti e picchiati dai ritardati mentali, il che è un motivo di scherzo e di divertimento per il personale. Questo Centro non dovrebbe assolutamente accettare i bambini, però lo fa, causando gravissimi pregiudizi ai minori.
I dipendenti del Centro non hanno la laurea e hanno il diritto di maltrattare le persone detenute a proprio piacimento senza nessun limite: la direzione del Centro promuove la linea dell’omertà e tutela i dipendenti presi sul fatto di abusare o seviziare. Anche quando va picchiato brutalmente un bambino tutte le persone presenti dichiarano "Ero li però non ho visto niente", è la regola base. Spesso si organizzano le gare di velocità o le "battaglie" tra i ritardati/malati mentali – il che è una gioia e un divertimento per il personale. Quando un "detenuto" si comporta male, il personale pratica le brutali percosse, anche in presenza dei minori. Nei momenti di atti sessuali tra ritardati mentali e operatori le porte delle stanze vanno lasciate aperte, cosi i minori assistono involontariamente agli atti osceni. Il Centro di solito si trova nello stato insalubre e la pulizia generale si esegue solo prima di qualche controllo o visita.
Nel Centro è stata verificata una strana presenza delle prostitute romene, le quali ricevano tanti benefici e tanti aiuti materiali dal Centro mentre i cittadini italiani muoiono di fame per strada, mentre nel Comune di Chiavari ci sono i bambini che dormono per strada e non hanno l’accesso al servizio medico. Anche i clandestini vari hanno trovato l’ospitalità al Centro a differenza delle famiglie bisognose italiane. In teoria il Cenro dovrebbe occuparsi di rieducazione delle prostitute, però in realtà avviene il contrario: le prostitute ricevano nelle loro stanze anche 3 uomini alla volta, si può dire che la clientela non manca. Tutto ciò davanti ai minori.
Presso questo Centro c’è il Centro di aiuto alla vita che in teoria è stato creato per aiutare i cittadini nello stato di difficoltà. Questo Centro di Aiuto alla vita sembra offrire l’aiuto solo ai propri amici e conoscenti, negandolo ai cittadini veramente bisognosi, si sono verificati i casi quando questo Centro aveva proposto l’aiuto solo in cambio delle prestazioni sessuali: ad una donna che dormiva per strada con 2 bambini piccoli è stato offerto un alloggio sulle condizioni che la donna "andasse cercare i soldi sulla strada" sotto tutela di un prete di posto.
I cittadini hanno comunicato più volte la situazione sussistente al Centro alle Autorità di Chiavari, però fino ad oggi non è stato fatto nulla per cambiare la situazione, e in base delle denuncie penali presentati non sono stati iniziati le indagini ed il personale del Centro denunciato nel 2003 per organizzazione del sequestro dei 2 minori fino ad oggi non è stato iscritto sul registro degli indagati e le indagini stessi non sono stati iniziate (può essere sentito il Procuratore Capo della Procura di Chiavari). Il Centro fino ad oggi non è stato sottoposto sotto un severo controllo della società e della cittadinanza, le "porte chiuse" non sono state abbattute, il Centro va gestito dal personale non laureato e non preparato adeguatamente.
Istituto madre Benedetta di Cambiaggio di Voghera
Questo istituto ospita di solito i bambini sequestrati in Liguria, l’istituto ha tantissime filiali, anche nei monti e nei boschi del Nord Italia. Già nel 2003 l’istituto è stato denunciato per partecipazione nel sequestro dei 2 bambini liguri, per detenzione illegale di questi 2 bambini senza un valido decreto del Tribunale dei minori. I bambini hanno accusato questo istituto di avere praticato i trattamenti disumani e degradanti, torture fisiche e psicologiche, maltrattamenti. I bambini hanno accusato il fatto di essere stati legati con le corde ai letti e ai termosifoni, di essere stati picchiati, di avere ricevuto gli schiaffi sul viso solo per avere detto "papà" e "mamma", di essere messi con il viso nel proprio vomito davanti agli altri bambini.
Fino ad oggi i bambini che hanno denunciato i fatti non sono stati sentiti dai Pubblici Ministeri e non si sa se sono iniziate le indagini – la Procura di Voghera ha dimostrato un totale disinteresse verso la situazione denunciata. Nel 2003 dalla Procura di Voghera è stato chiesto di effettuare un’ispezione generale nell’istituto e di controllare le pratiche dei bambini vi detenuti, di che la Procura di V