Omero Faggionato, "ANACRUSI" - associazione di promozione sociale, http://www.anacrusi.org , tel. 0444927611 – 3384296616.
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Una giudice onoraria, da noi incontrata, nei mesi scorsi, ricoprente
contestualmente i ruoli di docente universitaria, consulente presso l'ordine
delle a.s., nonché curiosamente, presidente di una comunità per minori, ha
detto che porterà la storia che riportiamo in seguito, agli studenti del terzo
corso, quale esempio da non seguire. Ci auguriamo che possa essere un monito
per tutti.
Ogni genere di abuso trova nel silenzio il miglior alleato ...Ecco
perché abbiamo scelto di romperlo.. ......non chiediamoci perchè solo una
famiglia affidataria su cinque è disposta a rifare affido dopo una prima
esperienza.... ..molte..... ......troppe, sono le famiglie affidatarie gettate
nel silenzio e nella mortificazione che, hanno preferito dimenticare ..a loro
pensiamo nel raccontare la nostra esperienza.
La bambina ci è stata affidata dal servizio affidi del comune di Vicenza, nel 2002, con un progetto di lunga durata: almeno otto anni, ovvero, fino al compimento della scuola dell'obbligo. Quando varcò per la prima volta la soglia di casa nostra, l'assistente sociale che l'accompagnava, esordì dicendo: Omero, ha notato come le somiglia?.... vedrà presto la chiamerà papà. Era una bimba esile, tutta occhi e capelli saltava da una sedia all'altra e cantava "fratelli di taglia".
La prima sera, vomitò. E' un'immagine che non ci toglieremo mai dagli occhi Ci
era stata presentata come una bimba affettuosa, sempre alla ricerca del centro
dell'attenzione, vivace, anche se caratterizzata da un lieve deficit
cognitivo, che peraltro percorre tutti i componenti della famiglia così come
si evince dal progetto stilato dagli operatori. Il papà era mancato da pochi
mesi lasciando la madre sola ed incapace di affrontare la quotidianità. Quel
vomito era la manifestazione del suo malessere: non aveva la sua mamma con se.
Giovanna si era proposta di affiancare la madre dalle faccende domestiche
all'uscita per un gelato con le bimbe. Rimase però inascoltata. L'idea di
tenere insieme madre e figlie era nelle nostre corde e vedevamo nel rientro in
famiglia della bambina il più naturale degli obiettivi. D'altronde cos'altro è
l'affido se non un aiuto a superare una momentanea difficoltà che, dopotutto
può riguardare ognuno di noi Giovanna ed io, avevamo da poche settimane
concluso il corso di adozione. Avevamo però scelto di non darvi seguito,
perchè al nostro orizzonte c'era lei, che ancora non avevamo conosciuto.
Durante i primi mesi la mamma e la sorella incontravano la bambina, il sabato
mattina, da noi. Facevano colazione, uscivano insieme, per poi rientrare nel
tardo pomeriggio. La bimba era caratterizzata da dei tratti fortemente
oppositivi ed un comportamento spesso provocatorio. Da noi, per quattro anni,
sono volate spesso sedie e stoviglie. Secondo l'analisi degli operatori tale
atteggiamento era indotto dall'incapacità di tollerare i comportamenti tipici
del modello familiare...... forse, aveva solo bisogno di stare con la sua
mamma. Dopo poche settimane, la sorella conobbe l'esperienza della comunità,
al compimento del dodicesimo anno, in seguito ad un episodio, sul quale, mai,
è stata fatta luce. L'educatrice della sorella, ci confidò che le stavano
somministrando psicofarmaci (la comunità che l'accoglie è autorizzata alla
sperimentazione di fali farmaci dal 1994). Quando gridammo allo scandalo,
improvvisamente, l'educatrice scomparve e fu sostituita da una collega che
naturalmente ci evitò con cura. La sorella era mite e remissiva. La bimba, da
noi accolta, era stata allontanata perchè i suoi tratti oppositivi,
costituivano un impedimento alla relazione fra le due. Quando la sorella
iniziò a battere i piedi perchè voleva la mamma, fu passata per psicofarmaci.
Nel frattempo la sorellina che stava con noi, veniva contenuta a terra da
Giovanna, quando i suoi scatti d'ira non erano altrimenti controllabili. La
bimba in cinque anni non ha mai preso una sola aspirina. Le manifestazioni
rabbiose della bambina continuavano a caratterizzare le nostre serate, in
particolar modo nei giorni precedenti l'incontro con la mamma. Sentimenti
quali la solitudine, il fallimento nei confronti della bimba, accompagnati da
una grande stanchezza cominciavano a farsi strada, in noi. Quando noi
riportavamo ciò, nel corso degli incontri agli operatori, questi ultimi ci
dicevano che sapevamo a cosa andavamo incontro facendo affido. Le richieste
continue di vedere la mamma, di chiamarla al telefono, apparivano a noi più
che legittime. La negazione che a tali richieste, nostro malgrado, seguiva, ci
procurava una grande frustrazione.... Avevamo rinunciato all'adozione per
svolgere il nostro ruolo di "collante" nel percorso di affido, e ci
ritrovavamo, invece, ad essere complici in un processo che divideva.
Durante gli incontri periodici gli operatori mettevano in luce aspetti riguardanti gli stili di vita della famiglia d'origine, con la sola finalità di farcela
apparire inadeguata, giungendo, a volte a deriderne taluni suoi componenti.
Nonostante il nostro senso di frustrazione fosse palpabile, il progetto
conobbe vari rinnovi.
....ma qual cosa stava cambiando.... la bimba
stava iniziando ad intrecciare relazioni amicali con taluni compagni di classe
e mentre un tempo, preferiva i contatti con gli adulti, iniziava , ora, ad
uscire il pomeriggio, a giocare con le bimbe dei vicini. Il suo rendimento
scolastico andava decisamente migliorando, destando la meraviglia di tutte le
insegnanti. Acquisiva nuove abilità, a lei sconosciute che poi trasferiva
nell'esperienza scolastica Si iniziava a stare a tavola, tutti insieme,
amabilmente a conversare. In quei momenti la bambina era speciale, in modo
particolare quando c'erano ospiti. Sono innumerevoli le circostanze che
potremmo ricordare, in cui ricevevamo complimenti e felicitazioni per la sua
prontezza. I vicini , di lei, apprezzavano i bei modi gentili. Aveva un
saluto per tutti. Ci divertiva molto sentirla scimmiottare espressioni colte
da noi. Insomma, tutto il vicinato le voleva bene. Piano piano aveva
cominciato ad andare a scuola da sola. La mandavamo anche a fare, quindi,
qualche piccola commissione, e l'indomani chi l'aveva incontrata aveva
qualcosa di carino da raccontarci. La domenica andava a messa con la nonna
Paola, con la quale aveva un rapporto speciale: era lei che le preparava il
panino tutti i pomeriggi, da lei scendeva per vedere la televisione che noi
non abbiamo. Con lei faceva delle grandi chiacchierate. Le raccontava del
papà, della sorella, della mamma e dei nonni.
Con l'approssimarsi della solennità della Prima Comunione, la bambina, come tutti i suoi compagni nutriva grandi aspettative per quel giorno. Tutti non facevano che ripetere
che lo avrebbero vissuto in modo speciale. Sarebbero andati chi in campagna,
chi in un lussuoso ristorante, chi al mare e così via. Lei manifestò, così, il
desiderio di avere per quel tanto importante, la presenza della mamma, della
sorella e dei nonni. Ci facemmo così interpreti dei suoi desideri, e girammo
la richiesta ai servizi sociali un mese prima della solennità. La risposta non
arrivava nonostante le nostre rinnovate richieste. La bambina, era inquieta;
sapeva che la decisione non spettava a noi. Arrivammo così alla vigilia. Lei
ci disse: mi basta un panino al bar, ma con la mamma, mia sorella ed i nonni.
Chiamammo, cosi, per l'ennesima volta l'assistente sociale. La loro presenza
fu consentita nello spazio temporale della cerimonia in chiesa. Poi una foto
ed ognuno a casa propria. Mi ritrovai così a consolare il nonno piangente sul
sagrato. La giornata che appariva compromessa divenne invece motivo di gioia,
dopo aver individuato all'ultimo momento un'idea felice per trascorrerla.
Il giorno successivo manifestammo con fermezza il nostro disappunto per quella scelta adottata dai servizi. Da quel momento diventammo inadeguati. La
denuncia della somministrazione di psicofarmaci alla sorella e quest'ultimo
episodio ci fecero apparire agli occhi degli operatori non più rispondenti
alle loro aspettative. Da quel momento l'assistente sociale ci negò il saluto.
... più avanti pagheremo lo scotto delle nostre prese di posizione
Quell'episodio rappresentò per la bambina un momento chiave. Da quel momento fece un ulteriore grande passo avanti grazie alla complicità che si era
instaurata. C 'erano ancora quei momenti ma andavano scemando, e quando
accadevano, dopo una lotta corpo a corpo a terra con mamma Giovanna il tutto
finiva in un pianto ristoratore. Ultimamente si ritrovavano entrambi a
piangere abbracciate. Poi la bimba chiedeva scusa.
Alle soglie della pubertà, io e Giovanna iniziammo ad interrogarci sulle nostre capacità di affrontare l'adolescenza della bambina. Saremmo stati in grado di fronteggiare da soli quella delicata fase? Ci inquietava ma allo stesso tempo, sapevamo di voler continuare ad essere per lei una presenza costante nel tempo. Dopotutto noi eravamo diventati mamma Giovanna e papà Omero, così come peraltro gli operatori avevano auspicato redigendo il progetto per la bimba.
Vedevamo nell'inserimento della bambina presso una comunità, con il rientro nei fine settimana, e durante le vacanze, la più idonea delle soluzioni. Esponemmo, quindi, la nostra riflessione agli operatori che, approvarono.
Questa delicata fase sarebbe iniziata gradualmente, per andare a regime dopo qualche mese.
Quando a Gennaio del 2007, in dirittura d'arrivo dell'anno scolastico (la
bimba frequentava la quinta elementare presso le scuole di Laghetto-Vicenza),
ancora non c'era all'orizzonte una via percorribile, iniziammo a preoccuparci.
Quanto più si avvicinava la fine dell'anno scolastico tanto più
l'allontanamento sarebbe stato vissuto come uno strappo....... Quei mesi
volarono. La bambina fece il suo primo incontro con la comunità il 14 giugno ed il 15 vi entrò, senza più uscirne. Uscì di casa la mattina del 15 giugno
stringendo in pugno, la coroncina che la nonna Paola le aveva messo tra le
mani e, con un angioletto appeso al collo, che mamma Giovanna aveva comprato pochi giorni prima. Un secondo angioletto, uguale, se lo appese al collo Giovanna. In questo modo , il dolore per la lontananza, sarebbe stato
affievolito. Quella mattina, c'eravamo tutti ad accompagnare la bambina a
Calvene, in comunità. C'erano anche Marcello, Gianmaria in carrozzella ed i
cani Lussi e Figaro. Quando fu il momento di lasciarci, lei scompigliò i
capelli di Gianmaria, così come aveva visto fare la nonna Paola per cinque
anni.
In questi nove lunghi mesi abbiamo visto la bambina una sola volta, per
un'ora: il 2 agosto, presso i servizi sociali di Vicenza. Improvvisamente i
ruoli si invertirono: gli esclusi non erano più i nonni e la mamma, ma noi. Su
di noi scese la notte. Quando chiamavamo i servizi per avere notizie della
bimba, ci dicevano che stava bene e non chiedeva di noi. Tutti gli operatori
avevano sempre affermato che non ci sarebbe mai stato rientro in famiglia di
origine per la bimba. La dottoressa Moro, in carica fino al 30 agosto, lo
aveva anche gridato sulle scale il 14 giugno: Omero, toglitelo dalla testa.
Quella bambina non rientrerà mai con la madre. Dietro l'angolo c'era e c'è
tuttora per la bimba l'istituzionalizzazione. Sono state vietate le visite
anche alle compagne di classe, per mesi. Quando la mamma di una delle compagne si presentò in comunità, con due di loro, per incontrare la bimba, si sentì rispondere da Don Gobbo, referente della comunità, che la bimba non c'era, trascorreva i fine settimana in una località segreta, mortificando il
desiderio della signora a ritornarvi. Nell'occasione di uno degli incontri con
la psicoterapeuta, la bimba aveva nel frattempo, scritto un biglietto, con la
richiesta di farcelo pervenire. Quel biglietto fu poi, invece trattenuto per
giorni e giorni, dalla dottoressa Castegnaro. La stessa si affrettò a
portarcelo, personalmente, quando la informammo che ne eravamo a conoscenza.
Pochi giorni dopo ricevemmo una cartolina, scritta dalla bimba nella quale
scriveva: Voglio tornare a casa perchè non posso stare senza di voi. Presi
dallo sconforto telefonammo ai nonni, che non ci avevano mai nascosta la loro
gratitudine. Con loro avevamo vissuto un momento di intensa commozione, pochi giorni prima dello strappo. Notammo, però, fin da subito che ci erano
diventati ostili. Con l'inizio della scuola si aprì per noi la sola possibilità
di vedere la bimba: piazzarci lungo il percorso del pulmino nel tentativo di
catturare il suo sguardo. Dopo pochi giorni, quando gli operatori vennero a
conoscenza delle nostre iniziative intraprese, l'assistente sociale Paola
Baglioni, ci informò sull'esistenza di una lettera scritta dalla madre nella
quale manifestava la volontà che la bimba non potesse vederci. Com'era
possibile? La mamma della bimba aveva sempre tenuto con noi un atteggiamento più che cordiale. Ogni qualvolta incontrava la figlia non faceva che ripetere: saluta tutti a casa, dai un bacio a Gianmaria. Ci è stato negato di vedere la bimba anche nell'occasione delle festività natalizie. Dopo estenuanti
insistenze abbiamo ottenuto il permesso di chiamare in comunità, il giorno del
suo compleanno. Qualche giorno dopo sapremo che la bimba era paralizzata
dall'emozione, ed altrettanta ne aveva riconosciuta nella voce di Giovanna.
Dopo quella telefonata è stato un susseguirsi di affermazioni e di smentite,
di lusinghe ed infine di volgarità pur di distogliere la nostra attenzione
dalla bimba, l'assistente sociale ci ha proposto l'affido di una creatura, un
bimbo idrocefalo, di 21 settimane abbandonato dalla madre dopo il parto. Aveva appena subito un intervento. Comincia a pensarlo perchè ne ha bisogno, aveva detto a Giovanna, la Baglioni. Giovanna, già all'opera con lana e ferri, per
tessere un berrettino aveva risposto: lo sto già facendo da quando me ne hai
parlato la scorsa settimana. Due settimane dopo, la Baglioni dirà che si era
fatta prendere dall'emotività, che il bimbo era più morto che vivo, che era in
vita solo grazie all'accanimento dei soliti medici obiettori clericali, che
lei l'avrebbe lasciato alla sua sorte, che doveva subire decine di interventi,
che un medico era stato nominato tutore e che infine mai l'avrebbe affidato a
noi. Mentre due settimane prima aveva affermato che la nostra esperienza nel
mondo dell'handicap ci faceva apparire adeguati a prenderci cura di quella
povera creatura, della quale ci aveva fornito le generalità,dirà poi che non
lo siamo ne per lui, ne per altri. Avete lavorato bene fino al quarto anno
(episodio Prima Comunione); dopo di che vi siete sovrapposti agli operatori,
dimostrandovi inadeguati. Nelle settimane a cavallo dello strappo, la
dottoressa Moro, ci aveva proposto una collaborazione a Caldogno ed un'altra
poi al villaggio sos. Avevamo iniziato a fare affido prima ancora di sostenere
il consueto corso. Era stata proprio la Baglioni a catturarci nel 2001 quando
noi le avevamo chiesto un aiuto per dare un sollievo alle giovani coppie che
si trovavano a fronteggiare la nascita di un figlio portatore di handicap.. Ad
oggi, la bimba è sotto ricatto. Se ci vedrà, la mamma non la premierà....
...non si sta per sempre in comunità.. ci aveva detto la bimba il 2 agosto.
Sembra invece che Don Gobbo abbia affermato che possa essere trattenuta fino
al ventunesimo anno di età. Se dovesse rientrare in famiglia d'origine, noi
saremo i primi a gioirne. Una cosa è certa, non tollereremo che la bambina
diventi una voce di bilancio della cooperativa Radica. Così come non siamo
disposti a tollerare il comportamento indecente della dottoressa Baglioni, che
da un lato riabilita la figura della madre, dall'altro però, la deride nei
corridoi, riportando aspetti che riguardano la vita intima di quella donna.
Quando, infine, Omero incontrò casualmente i nonni, all'interno di un negozio,
del quale è cliente abituale, chiese loro spiegazioni sul loro immotivato
risentimento nei nostri confronti. Il nonno prese ad insultarlo, con epiteti
quali: scemo, disonesto, ladro di bambini, minacciando di rompergli la faccia.
Dopo un tentativo di ricondurlo alla calma, se ne andò, con la faccia "rotta
pubblicamente". Ora, ci sembra evidente che i sentimenti espressi con tanta
virulenza dal nonno sono stati alimentati da altri ....... lo stato di
svantaggio sociale in cui si trova la bimba e la sua famiglia, cavalcato dagli
operatori del servizio affidi, non può diventare un alibi per garantire un
posto letto coperto alla cooperativa Radikà, alla quale il comune di Vicenza e
l'ulss 6 riconoscono una retta giornaliera prossima a 120 euro/giorno.
La legge 149/2001 assegna ai servizi affido il compito di facilitare il dialogo
fra la famiglia di origine e la famiglia affidataria, non di mettere l'una
contro l'altra. La legge 149/2001 nata per dare a tutti i minori in difficoltà
una famiglia, ha visto invece crescere a dismisura comunità e case famiglia,
particolarmente in Veneto dove 2 minori su 3 sono in comunità. La regione
Piemonte attraverso politiche virtuose, ha fatto precipitare in pochi anni il numero degli inserimenti in strutture. Solo un minore su tre, infatti, è
collocato in comunità. Lo stato spende oggi più di 500 milioni di euro/anno per tenere i minori lontani dai loro affetti. Il Veneto ne spende da solo 24 milioni. Sia rivalutato il ruolo della famiglia affidataria, come ha saputo fare la regione Piemonte. I bambini non possono finire nelle mani
dell'industria della solidarietà.
Ho chiesto al nuovo assessore ai s.s. di Vicenza, GIULIARI: Assessore, lei non
crede che sarebbe opportuno cominciare a chiudere qualche comunità/casa
famiglia se non vogliamo che la lotta all'istituzionalizzazione che ad ogni
convegno viene puntualmente evocata, rimanga lettera morta?.... Sig.
Faggionato, se lei avesse un figlio dipendente di una cooperativa sociale non
si preoccuperebbe che potesse perdere il posto di lavoro??....
Riporto di seguito uno stralcio di uno scritto indirizzato al Pubblico Tutore dei minori della regione Veneto. Lo faccio nella remota speranza che questo tema esca dal ghetto nel quale è coattamente relegato. ..........non disponendo della
possibilità/facilità di accesso all'informazione riconosciuta/spettante ai
titolari delle risorse destinate al settore famigliaminori, è anche possibile
che nostre affermazioni cadano alla stregua di strafalcioni. E' un rischio che
corriamo volentieri. Fateci capire. Se riconosceremo di aver offeso qualcuno,
faremo pubblica ammenda. Don Gobbo (ex presidente CNCA del Veneto) si è
risentito perché gli ho detto che ha un'azienda cui pensare. Non è forse vero?
Oggi il privato sociale, parla inglese come un'aggressiva azienda della new
economy. Assume educatori, con contratti a termine, mercanteggia con i
dirigenti dei servizi territoriali importi delle rette, e con un po di puzza
sotto il naso snobba quelle strutture, concorrenti, che si pongono sul mercato
con condizioni troppo vantaggiose, commissiona analisi di mercato, assume neolaureati, poco più che ventenni, con contratti a progetto, alla guida di
reparti strategici quali le relazioni esterne, risorse umane, ecc.. Riceve
elargizioni dalle fondazioni bancarie che attraverso i loro istituti operano
nei mercati finanziari emergenti, caratterizzati da assenza di welfare e reti
di tutela, lavoro minorile, quando addirittura non implicati in scambi legati
agli apparati bellici. Per contro. Sembra pensare in russo, cinese: Stanno
sotto un tetto che non è loro, mettono insieme il pranzo con la cena grazie
alle rette di comuni ed ulss, (120 euro al giorno con una copertura media di 8
minori, sono circa 30.000 euro al mese), costringono i loro educatori a
scendere in piazza per avere lo stipendio, dopo avere magari marciato a fianco
di rappresentanti sindacali contro la precarietà, la flessibilità, hanno ai
loro poggioli le bandiere arcobaleno per il disarmo, e la pace universale.
Fateci capire. Salvo poi dividere a fine anno i residui, fra i soci, perché
hanno scelto un regime fiscale che glielo consente. Fateci capire.
Contestualmente, non pongono alcun velo alle loro criticità nei confronti
dell'affido familiare, dopo essere stati attori nei piani di zona. Fateci
capire. Piani di zona/ costituzione centri per l'affido. Quali sono gli
attori? In nome di chi agiscono? Le conferenze dei sindaci, in nome di chi
agiscono? La politica locale poco o niente conosce in tema di affido.
Certamente per i 39 comuni, che sottoscrivono la delega è più comodo pagare
qualche retta, e lasciare che siano altri ad occuparsene. I cittadini lo
sanno? Chi autorizza il sindaco xxxx a sottoscrivere una cambiale in bianco a
nome di decine di migliaia di contribuenti che ne diventano ignari debitori?
Come potete parlare di lotta all'istituzionalizzazione? (Don Gobbo al tavolo,
attraverso una sua emanazione – Giudici tutelari che sono al contempo
presidenti di comunità – rete di tutori volontari costituiti prevalentemente
da operatori dei servizi territoriali – sindaci con cento e oltre tutele su di
sé dirigenti dei servizi che hanno affermato di subire le iniziative
dell'ufficio da lei presieduto Ancora. I medesimi dirigenti che una volta
usciti dal servizio per il quale ed in nome del quale hanno abbracciato linee
guida approcci, intendimenti, cambiano casacca ed indossano quella della nuova AZIENDA, che vanno a dirigere). Come potete, ai convegni, evocare la necessità di scelte omogenee se ciò che andava bene qui non va più bene lì, domani, semplicemente perché è cambiato il detersivo. Ribadiamo COME POTETE perché naturalmente noi ci chiamiamo fuori nonostante il Dr.xxx, la dr.ssa xxx si siano accomiatati dicendoci andate avanti con questa iniziativa dall' ALTO VALORE CIVICO.
Nel frattempo, mentre noi ci dilunghiamo in questa fastidiosa
querelle, mentre il privato sociale attraverso le varie sigle che lo
compongono lancia ai convegni proclami in nome ed a tutela dei bambini
sfortunati, proclami che paiono sempre più slogan svuotati di ogni significato
dove il solo messaggio sembra essere "le nostre comunità lavano più bianco",
un'anonima maestra è in questo momento protagonista di una bella storia; una
storia che a dispetto della società liquida nella quale noi tutti sembriamo
essere sprofondati, lancia un raggio di luce, fra le molte ombre di cui troppi
operatori sembrano alimentarsi. Si tratta di una mamma, rimasta sola,
trovatasi all'improvviso a fronteggiare una momentanea difficoltà economica,
con un bambino in età scolare. Quante vicende analoghe, sono sotto gli occhi
di chi ha occhi per vedere, quotidianamente? Noi tutti sappiamo che oggi le
difficoltà economiche costituiscono una fra le prime cause di allontanamento
di minori dalle loro famiglie. Paradossalmente, da un lato ci si pone come
paladini difensori dei più svantaggiati, con proclami sui portali web,
dall'altro però si approcciano questi "casi" con un atteggiamento "punitivo".
Ebbene, l'anonima maestra, lungi dal segnalare zelantemente il "caso" agli
organi preposti, ha coinvolto alcune mamme volonterose della classe, si sono
rimboccate le maniche, si sono sporcate le mani, e stanno conducendo la
sfortunata o meglio, "fortunata" mamma fuori dal tunnel. Quale miglior esempio di spontanea applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale. Ognuna di quelle mamme, e quella maestra (che DIO LA BENEDICA), deve aver in cuor suo affermato: L'état c'est moi. Questo, se ci è concesso ricordarlo, è il
medesimo sentimento che animò Giovanna sei anni fa, quando si propose, per un affiancamento nei confronti della madre della bimba. E' lo stesso moto che sta muovendo la giunta regionale Piemonte, e la giunta comunale di Torino, che attraverso iniziative coraggiose, stanno da un lato facendo scuola, dall'altro
suscitano la levata di scudi dei dirigenti del privato sociale (leggasi la
lettera aperta della dr.ssa Cesarini del CNCM). Noi pensiamo che sia
intollerabile che temi quali la cura e la tutela di bambini, bambine, ragazzi
e ragazze continui a rappresentare una sorta di "riserva protetta",
all'interno della quale solo distratti sindaci, operatori dei servizi
territoriali, giudici onorari, ordini professionali, agiscono indisturbati.
Il 18/04/2009 il giornale "Komsomolskaja pravda" ha pubblicato articolo "Cosa fare per impedire alla Patria-madre di vendere propri figli? Di nuovo un nostro bambino è al centro dello scandalo internazionale" di Dmitrij Stescin (http://nordeurope.kp.ru/daily/24279/475660 ).
"Komsomolskaja pravda" si traduce "Verità di Komsomol" – è un giornale dei tempi sovetici dell’associaione giovanile Komsomol, il quale non è stato chiuso fino ad oggi dopo il passaggio dal regime sovetico al regime democratico in quanto si è evidenziato che il regime di democrazia lede di più diritti umani dell’ex regime sovetico e che non ha alcun tipo di valori al di là di quello consumistico dei beni di scarsa qualità. La democrazia ha portato povertà, abbassamento drastico della qualità della vita, malattie, distruzione dell’economia, prostituzione, traffico dei bambini e esseri umani e loro organi, pedofilia organizzata, rapimenti di persone, traffico delle armi e metalli nucleari, produzione e vendità di droga e altro del genere – tutti problemi inesistenti nel regime sovetico per scelta e volontà del governo e dell’apparato giudiziario. Dopo l’introdizione di questi "valori" democratici cittadini hanno cominciato ad apprezzare di più i valori del regime sovetico, per questo fino ad oggi ci sono tanti nostalgici dei tempi sovetici ed alcuni giornali sovetici sono aperti fino ad oggi.
Il giornalista scrive: "Siamo sempre in attesa di un nuovo scandalo. Di nuovo un bambino adottato in Russia sarà trovato in covo dei pedofili, sarà allontanato dai genitori-sadisti o sarà seppellito nella terra estranea. Non riesco a capire perché fino ad oggi noi permettiamo agli stranieri di adottare nostri orfani? Non sappiamo dove mettere bambini? Abbiamo uno scoppio demografico? No. Anzi al contrario. Non siamo in grado di proibire adozioni agli stranieri perché agli burocrati dei servizi sociali loro piacciono molto di più dei nostri compaesani-poveracci solo in forza del termine stesso .
La tassa ordinaria per una testa adottata è 25 000 (venticinque mila) dollari – la tassa è stabilità dalla Procuratura Generale della Federazione Russa".
Il che attesta che ogni italiano che ha avuto un bambino russo lo ha comprato pagando "la tassa" ordinaria di 25000 dollari o quella straordinaria chi sa di quale valore. In più le somme pagate alle associazioni italiane che organizzano adozioni-affidamenti. In più bustarelle. Come in tempi antichi quando si compravano gli schiavi. "Benefattori" e "amatori" dei bambini si rivelano d’essere solo compratori.
Adesso ho capito perché agli italiani che hanno comprato bambini in adozione piace tantissimo sottolineare anche davanti agli sconosciuti che il bambino in possesso è adottato sul posto del silenzio riservato e rispettoso della personalità del bambino – così loro dimostrano agli altri le loro possibilità economiche, tali da poter comprarsi un essere umano "in adozione" e l’appartenenza alle caste privilegiate. Non rimane altro che dire: "Che schifo!".
Il commentatore di nome Oleg ha dato "cannibali – mangiauomini" ai cittadini europei e americani e ha sottolineato: "Da voi uno che uccide un bambino russo non riceve neanche una condanna condizionale" (commento del 18.04.2009, 11:27). Non ha sbagliato di tanto. Per esempio i membri della famiglia genovese la quale ha rapito e plagiato la bimba belorussa alcuni anni fa è stata assolta in grado d’appello in quanto il giudice ha proclamato che loro avevano "la necessità" di farlo: per far passare sul corpo della bambina le tracce delle loro violenze con lo scopo di evitare le contestazioni immediate delle loro violenze sulla bambina da parte dei medici e delle Autorità Belorusse, cioè avevano la necessità di nascondere le tracce dei loro reati.
Si vede, i materiali danno fastidio a qualcuno (di cui raccontano).
COMUNICATO STAMPA
Io, sottoscritta, Babenko Olga, gestore del blog "Tratta dei bambini in Italia" e volontaria nella lotta per i diritti dei bambini in Italia, informo l’opinione pubblica di ricevere le persecuzioni, forse da parte delle persone da me denunciate, con lo scopo di chiusura del mio blog.
Preciso che sono una cittadina straniera, sono una di quei pochi arrivati in Italia con un regolare permesso d’ingresso e senza intenzione di delinquere. Non ho mai chiesto la cittadinanza italiana anche se ho il diritto di averla a vario titolo, non ho mai fatto attività criminali. Ero venuta in Italia affascinata dall’arte antica e dallo spirito della storia, dall’incantevole natura e dalla ricchissima cultura. Avevo programmato di aprire un’attività imprenditoriale in proprio: una fabbrica di produzione delle colonnine e degli altri oggetti in polvere di marmo di Carrara e dal sasso di Volterra, il che avrebbe creato i posti di lavoro per cittadini italiani e contribuito anche allo sviluppo economico locale. Avevo dei bei progetti per il futuro e mi ero perfino sposata con un cittadino italiano.
Non ho potuto realizzare i miei proggetti in quanto sono stata colpita dalla criminalità e dalla malagiustizia italiana. Nel 2001 la mia abitazione familiare è stata occupata da un gruppo di criminali tramite reato di violazione di domicilio (art. 416 C.P.), i quali hanno rotto le porte e si sono barricati dentro e hanno rubato/rapito (non so il termine legale giusto, illecitamente preso con uso della violenza) tutti i beni e documenti. La Procura di La Spezia fino ad oggi non si è attivata in base della querela della mia famiglia, compiendo l’atto di malagiustizia e il reato di omissione degli atti d’ufficio.
Nel 2003 mi sono stati sequestrati i figli e mi sono stati chiesti 300.000 (trecento mila) euro per la loro liberazione. Il sequestro è stato attuato da un gruppo di persone, tra cui alcuni assitenti sociali e pubblici ufficiali, i cui volevano i miei figli in un affidamento illegale, cioè senza un processo, e dai giudici del tribunale per i minori di Genova, i cui hanno emesso decreti senza un processo e non osservando le leggi. Grazie all’intervento delle autorità internazionali ho liberato i figli dopo 45 giorni. Fino ad oggi la mia famiglia è in attesa della giustizia.
I miei figli mi hanno raccontato degli orribili trattamenti disumani e delle torture che hanno subito negli istituti di detenzione e che tanti altri bambini continuano a subire in Italia fino ad oggi. Mi sono unita agli cittadini italiani che fanno lotta contro reati dei tribunali dei minori e servizi sociali e ho fatto un mio blog, come lo fanno tanti altri cittadini.
Il mio blog alza la questione di abusi sui minori da parte dei Tribunali dei minori, servizi sociali e istituti di detenzione dei bambini italiani. Il blog contiene parecchio materiale documentale sulla tematica suindicata, è una denuncia pubblica ed è una giuda per le persone nello stato di difficoltà. Io mi aspettavo che le Autorità italiane, iniziando dal Ministero della Giustizia e finendo con pubblici ministeri e consiglio Superiore della magistratura, iniziassero le indagini per i fatti denunicati nel blog, usando anche il materiale di prova pubblicato.
Vane speranze! Sul posto di iniziare le indagini contro le persone denunciate esplicitamente e apertamente sul blog, sul posto di assumere le testimonianze mia e degli altri cittadini, hip-hop, hopp-la-la, focus-pocus, la Procura di Torino ha iniziato le indagini contro di me, accusandomi degli ipotetici reati degli artt.81 c.p.v. (?), 595, 368 e 290 del Codice penale (595 – diffamazione, 368 – calunnia, 290 – vilipendio, art. 81 c.p.v – non so cosa può essere "c.p.v.") - senza neanche specificare che cosa potrebbe essere definito come "diffamazione", "calunnia" o "vilipendio" e ch e perchè si sente vilipeso, diffamata o calunniato. Tutti noi ricordiamo che in uno degli ultimi scandali politici a Di Pietro è stata indicata la frase, la quale veniva ritenuta d'essere un vilipendio da parte del querelante, a me invece non è stata fatta alcuna contestazione.
La Convenzione Europea per diritti dell'uomo prevede che ogni accusato ha il diritto di sapere della natura e del contenuto di ogni accusa a proprio carico - io non ho avuto queste informazioni, il che significa che l'Italia sta violando i diritti umani di base. QUINDI INVITO IL PUBBLICO MINISTERO RESPONSABILE PER IL PROCEDIMENTO DR. MARCO BOUCHARD DELLA PROCURA DI TORINO DI ATTIVARSI CON LE INDAGINI PER LA MIA DIFESA COSì COM'E' PREVISTO DALLA LEGGE ITALIANA: ART. 358 C.P.P.. Non essendo a conoscenza della natura e del contenuto delle accuse al momento non sono in grado di collaborare, però dopo avere ricevuto accuse precise indicherò prontamente le indagini da intraprendere con lo scopo DI STABILIRE LA VERITA' DEI FATTI e di provare la mia innocenza e il reato di calunnia da parte del denunciante.
Omissioni della procura di Torino nei miei confronti
Preciso che la stessa Procura di Torino - respondabile per procedimento in questione - ha omesso di iniziare le indagini e/o di svolgerle con diligenza dovuta in base delle mie querele contro giudici del tribunale per i minori di Genova:
3/07/2005 – contro ex presidente Annamaria Faganelli e giudici dello stesso Cinzia Miniotti, Marina Besio, Francesco Ciulla, Lucia Spada e il pubblico ministero – anonimo, per illegale emissione di un decreto di detezione carceraria dei miei figli e affidamento ad un affidatario anonimo segreto in base della citazione con il diffetto di nullità (né io né i miei figli né alcuno dei famigliari siamo stati accusati di qualcosa, controparte anonima segreta, assenza delle prove, testimoni e questioni in causa), per omissione di provvedere in base dei ricorsi della mia famiglia, per rifiuto di fare vedere gli atti del procedimento segreto e di fissare un udienza, per sequestro e sottrazione dei minori, omissione degli atti d’ufficio, abuso d’ufficio.
25/07/2003 – Annamaria Faganelli, Marina Besio, Roberto Pozzar, Francesca Rossini e il pubblico ministero anonimo da identificare – per emissione illegale di un altro decreto senza un’udienza, senza pronunciarsi sulle richieste presentate, senza assumere informazioni e sentire testimoni, per l’uso del falso ideologico e diffamazione, inosservazione della legge e delle procedeure processuali.
14/11/2003 – Annamaria Faganelli, Cinzia Miniotti, Francesco Ciulla, Lucia Spada, pubblico ministero anonimo da identificare - per falsificazione con retrodata di un decreto del contenuto falso e diffamatorio nei mei confronti, mai trasmesso per la notifica, mai notificato e non avente l'efficaccia legale, ma usato per diffamarmi e calunniarmi davanti alle autorità internazionali.
21/05/2004 – Marina Besio, Giuliana Tondina, Giovanni Lenti, Graziella Favaretto – per falsificazione con retrodata di un ulteriore decreto, anche questo mai trasmesso per la notifica e mai notificato, però usato per presentare la situazione nella luce deviata.
21/07/2004 – presidente del tribubale dei minori Annamaria Faganelli e Miniotti Cinzia – per rifiuto di fissare un’udienza e di attivarsi in base dei ricorsi presentati.
30/11/2005 – contro il nuovo presidente del tribunale per i minori di Genova Adriano Sansa – per il rifiuto di accesso agli atti, omissione della risposta e diniego di fissare un’udienza.
Il 9/11/2004 ho chiesto di riunire i procedimenti aperti in base delle querele suindicate, il 1/02/2005 ho inviato nella procura di Torino un plicco con le prove raccolte da me. Alla procura è stata fornita una lista di testimoni con informazioni sull’oggetto di testimonianza – fino ad oggi non è stato sentito nessuno di loro! Non è stato sentito neanche nessuno dei denunciati anche se ho fonito lelenchi delle domande da porre. Non sono state effettuate neanche le ispezioni da me chieste! Fino ad oggi non ho visto gli atti del "procedimento" segreto e fino ad oggi non so i nomi di tutti gli organizzatori del reato di sequestro dei miei figli, i cui sarebbero di fatto la mia controparte segreta.
Però adesso, hip-hop, hopp-la-la, focus-pocus, la procura di Torino inizia ad indagare me senza avere inziato e concluso le indagini sui fatti da me denunciati!
Un tale trattamento impari rappresenta una palese discriminazione razziale nei miei confronti: sui fatti che denuncio io non si procede e non si fanno le indagini, però contro di me si aprono procedimenti!
* * *
In Italia sulla carta vige il diritto alla difesa, garantito anche dalla Costituzione. Quindi, per la mia difesa dovranno essere riprese le indagini sui fatti da me denunciati in passato nelle sedi legali varie e su questo blog.
Invito tutti i cittadini danneggiati dai giudici dei tribunali dei minori, da assistenti sociali e dagli istituti di unirsi alla mia causa, in quanto le accuse contro di me prevedono la prova della verita' del dichiarato! Se il processo contro di me andrà avanti avrete la possibilità di raccontare pubblicamente, in qualità di testimoni, tutto quello che avete subito e quello che succede nei tribunali per i minori, nei servizi sociali e negli istituti italiani.
Forse la querela contro di me è stata fatta per intimidirmi, per avere qualche motivo per chiudere il mio blog. Se il mio blog sarà chiuso, pubblicherò gli stessi materiali, le stesse denuncie publiche sulle piattaforme di un paese più democratico, dove si rispettano i diritti umani, il diritto alla libertà d’espressione, all’opinione, il diritto alla sicurezza e alla protezione dalla criminalità di ogni tipo, compreso quella dei pubblici ufficiali, dove il diritti all'informazione non va opresso. Le notizie di spostamento del blog ci saranno sul mio sito-blog ufficiale "Trionfo della criminalità" http://trionfodellacriminalita.blogspot.com (per adesso in via di costruzione).
Con tutto il rispetto verso cittadini italiani che sono rispettosi della legge e quelli che lottano per i diritti dei bambini,
Babenko Olga
340 27 41 271
Ultimamente in Tv fanno vedere tanti film, tanti programmi e tante notizie nei quali si valuta lo stato psicologico di un bambino e si presumono (s’inventono) gli abusi ipoteticamente subiti in base dei disegni dei bambini. I film polizieschi trattano la tematica di creazione dei profili psicologici delle persone in base di piccoli indizi. Sono stati pubblicati tanti libri sulla tematica del valutazione del abuso in baso dell’analisi del disegno. Tutto ciò ha portato ad una situazione altamente patologica quando le persone senza alcun titolo di studio si sentano d’essere grandi analisti dei disegni dei bambini.
Disegni dei bambini ormai si sfruttano da tante persone nelle vendette personali o addirittura per giustificare i propri reati penali. Queste persone manipolano bambini con lo scopo di ottenere disegni fatti in colore nero, con le facce dei personaggi cancellate o coperte di nero, coi personaggi legati alle sedie, torturati e e picchiati, o semplicemente i disegni strani. Spesso si devia e si falsifica l’idea del disegno: il bambino disegnava un episodio di Capucetto Rosso però l’adulto che sfrutta il disegno con propri scopi illeciti afferma che sarebbe un disegno della famiglia del bambino.
Molto spesso le assistenti sociali, maestre delle scuole materne e maestre delle scuole elementari usano l’arma del disegno falsificato materialmente e ideologicamente per dannegiare i genitori o le famigle verso i cui sentono l’antipatia, o quando vogliono vendicarsi per qualcosa, o quando ci sono altri motivi personali.
Alcuni blog privati incitano espressamente i cittadini di cercare nei disegni le tracce degli abusi (per esempio, blog "Il giustiziere degli angeli" http://mammadolce.wordpress.com ha le sezioni "Disegno Infantile" e "Disagio nei disegni infantili: uno strumento per cercare tracce di abusi". Tali blog dei privati provocano le isterie di massa e come risultato finale danneggiano la salute psichica dei bambini che intendono tutelare, un bambino mai abusato dopo l’applicazione dei consigli del blog del genere può trovarsi sottomesso agli abusi veri.
Talvolta aiuto ad alcune persone di risolvere le situazioni ingiuste facendo da tramite e da testimone nei rapporti coi servizi sociali e amministrazioni comunali. Molto spesso l’unica giustificazione per motivare trattamenti ingiuisti sono disegni dei bambini fatti chi sa dove, all’insaputa dei genitori, non si sa nelle quali condizioni e con quali modalità.
I personaggi senza alcun tipo di laurea, però aventi il potere di rovinare le vite altrui, si agitano e si giustificano: "Il bambino fa dei disegni con colore nero! (o coi colori scuri brutti) E’ la prova di maltrattamenti in famiglia! Sul disegno della famiglia la madre è disegnata come un riccio, il che vuol dire che si difende e che offende gli altri! Il padre è gigante e ingombrabte e la bambina è piccola-piccola, questo dimostra che la bambina sta male e sta soffrendo! Che il padre la soffoca!… Questo disegno attesta che la famiglia non è capace a svolgere il ruolo genitoriale!"
Sulla domanda che tipo di laurea e di specializzazione hanno, questi personaggi schivano: "Sono specialista in pedagogia".
La domanda "Cosa c’entra la pedagogia con l’analisi psicologica dei disegni infantili?" meglio non fare, si può ricevere gli insulti in risposta e un monologo interminabile di autolode.
Esiste un protocollo specifico delle condizioni e delle modalità nelle quali il bambino deve disegnare per poter usare questi disegni per l’analisi psicologica-psichiatrica-investigativa. Il bambino non deve riceve suggerimenti e pressioni, deve sentirsi a proprio agio e non essere intimidito dalle persone presenti. Psicologi e psichiatri infantili hanno delle tattiche specifiche per ottenere dai bambini disegni adatti per l’analisi. L’ambiente stesso, dove il bambino disegna, deve corrispondere ai standard previsti. Di solito gli analsiti abusivi non lo sanno, le loro conoscenze si limitano con la visione dei filmetti polizieschi e dei siti i blog più svariati.
E i bambini, come spiegano loro i propri disegni, ritenuti inadeguati dai "specialisti di analisi" non laureati?
"Ti piace il colore nero?"
"Noooooooo!"
"Sai, la maestra ha detto che fai disegni sempre col colore nero, che ti piace tantissimo il colore nero, e anche il marrone, e il viola scuro…"
"Uffa! Ma non abbiamo altri colori a scuola!"
"E quali colori ti piacciono?"
"Rosa. Gliallo. Celeste. Rosso. Arcobaleno!"
"E’ tuo questo disegno?"
"Siiiiiiiii!"
"Cos’hai disegnato qua?"
"E’ un bosco. Questo è un orso gigante, questo è un riccio e questo è il Topolino!"
Invece l’assistente sociale ha affermato che sarebbe il disegno della famiglia del bambino, l’orso è stato trasformato in padre, il riccio in mamma e il Topolino in bambino stesso…
Tempo fa si faceva vedere in televisione un disegno di un bambino legato alla sedia e si affermava che il disegno in questione attesse maltrattamenti ricevuti dal bambino. Se voi chiedete ad un bambino di disegnare un bambino legato alla sedia lo fa volentieri, e ride anche. Si diverte. Promettete ad un bambino qualche regalo di suo gradimento – vi disegna di tutto, compreso qualcosa che potrà essere descritto come "orgia satanica". Potete anche voi manomettere un disegno di un bambino, aggiungendo dettagli e disegnando sopra.
Il nostro mondo ormai è pieno di episodi di violenza. Molto spesso bambini si impressionano delle immagini viste in TV o sull’Internet, dopo avere assistito a qualche pestaggio di qualcuno, alle parolacce ed espressioni vulgari. Per dare lo sfogo al sistema nervoso loro possono disegnare quello che hanno visto o sentito, trasformandolo a misura di un bambino. Le scene di violenze, di assassini, croci e simboli strani, corpi nudi sui disegni possono essere solo un reflesso del visto in TV. Certamente, possono essere il segno degli abusi veramente subiti o di stato dell’animo negativo. Però solo un professionista laureato e altamente specializzato può dirlo dopo avere fatto una serie di colloqui col bambino. Né assistenti sociali, né operatori-educatori, né maestre possono farlo.
E qua c’è una lacuna brutta nel sistema italiano: non esistono le possibilità di indagare, esistono solo i mezzi di persecuzione e di punizione contro il bambino e contro la sua famiglia.
In pratica dovrebbe esistere la possibilità di permettere al bambino di avere accesso ai colloqui con uno psicologo-psichiatra infantile scelto liberamente dalla famiglia del bambino stesso (psicologi dipendenti comunali-statali sono di fatto colleghi degli assistenti sociali e su richiesta degli assistenti sociali possono falsificare i risultati della verifica, l’indipendenza e l’imparzialità del perita devono essere assicurate e garantite). Il comune dovrebbe provvedere a pagare lo specialista scelto dalla famiglia per garantire la liberà sceltà dello specialista. Devono essere create le garanzie di non interferenza dell’amministrazione comunale e dei servizi sociali nel lavoro del perita. Solo se la famiglia omette di rivolgere dallo specialsita possono essere applicate le misure di costrizione: prima la richiesta esplicita da parte di sindaco e in caso di non adempienza l’ordine da parte del tribunale dei minori. Bisognerebbe elaborare per bene le modalità d’azione per la tutela del bambino nei casi di sospetti abusi nell’ambito familiare con lo scopo di tutelare il bambino e non permette gli abusi da parte dei servizi sociali. Se c’è qualcuno che lo volesse fare, lo può fare sul forum "Dibattito pubblico": http://dibattitopubbl.ucoz.com/forum .
La vera tutela dei bambini non è uno show dei disegni e di accuse di fantasia
Si offre la lettura della raccolta degli orrori sugli istituti-lager italiani, dove si detengono i bambini, a cura di Gabriele Cervi. La raccolta è tratta dal blog "La famiglia negata" di Gabrile Cervi.
Cliccando sull'icona sottostante dovrebbe aprirsi il testo in fornato Word, in caso se non aprisse, è possibile chiedere il documento scrivendo sull'indirizzo: olgababenko@yahoo.it
In quanto il blog "La famiglia negata" è stato chiuso dal Sig. Gabriele a causa di mancanza di tempo per gestirlo, il contatto con l'autore del testo può essere fatto tramite sito www.aiutobambini.it o tramite blog http://giovaniincrescita.myblog.it/ - tutti i due a cura di Gabriele Cervi.
SERVIZI SOCIALI OMETTONO DI INTERVENIRE NEI CASI DI MALTRATTAMENTI DEI BAMBINI
Bambino spezzino (italiano, via Brozzo La Spezia, post di un p0' di tempo fa) fino ad oggi rimane non assistito e non aiutato dallo Stato italiano malgrado tanissime comunicazioni della cittadinnza. Anche nel periodo delle ultime festivita di Natale e di Anno Nuovo l'associazione "Victims without rights", di cui faccio parte, ha ricevuto le ulteriori segnalazioni sul caso (le Forze dell'ordine e i Servizi sociali spezzini omettono di adempiere i loro doveri ed i cittadini lo presentanto in continuazione alla nostra associazione).
Gli abitanti del quartiere erano riusciti a contare la quantità degli abitanti dell'appartamento di 25 metri quadrati: al mattino (cioè alle 11-12.00 - l'ora di risveglio) dall'appartamento uscivano 7 adulti e 4 bambini (!!!), forse nell'appartamento rimaneva ancora qualcuno. Gli abitanti del'appartamento fanno le attività notturne, le quali si può descrivere più-meno così: arriva un gruppo di persone con 2 macchine, una parte di loro sale in appartamento, in una delle macchine rimane 1, o talvolta 2 o più uomini, dopo un pò gli uomini o una parte di loro scendono e partono con una delle macchine, la seconda macchina parte dopo mezz'ora. Ci sono gli arrivi e le partenze anche coi motorini. Questo tipo di via-vai inizia alle 23.00 circa e cessa alle 4.00 circa del mattino. Si precisa che il proprietario dell'appartamento è un ex-carabiniere e che nelle vicinanze sulla stessa strada abita un agente dell'ufficio antidroga - i cittadini che abitano nel quartiere sono arrivati a sospettare che quello che accade nell'appartamento è gestito e organizzato da loro (!!!), visto una totale indifferenza e omissioni nel gestire la situzione scandalosa.
Dopo le attività notturne gli abitanti dell'appartamento si svegliano verso l'ora di pranzo e iniziano i litigi violeni - le urla arrivano perfino sulla strada (passando le finestre e le persiane chiuse).
Molto spesso gli abitanti dell'appartamento fanno spettacolo di partenza con le valigie, chiudono le persiane, però dall'appartamento continuano a provvenire i rumori di litigi, urla, percosse, atti sessuali, della televisione accessa ad alto volume. Se qualcuno suona alla porta, i rumori per un pò diminiuscono e nessuno apre. Perché lo fanno? Qua la fantasia vola all'infinito - dal mancato pagamento dell'affitto al nasondiglio per i latitanti...
Molto spesso il bambino torna nell'appartamento alle 2.00-3.00 di notte.
Ultimamente è subentrata la nuova questione: quanti bambini sono in realtà nell'appartamento? Vanno tutti a scuola? Hanno assistenza sanitaria?
Ormai gli abitanti del quartiere sono molto curiosi di quello che accade nell'appartamento e fanno un spionaggio colettivo - mentre è un dovere di Forze dell'ordine di attuare le indagini.
Ai Servizi Sociali spezzini dal mese maggio 2007 è stato esplicitamente chiesto di provvedere di tutelare il bambino di 10-12 anni zoppicante avvistato inizialmente nell'apartamento, di controllare la quantità di bambini effettivamante presenti, di effettuare le visite domiciliari senza preavviso nelle ore diverse compreso quelli notturni, di controllare la frequenza e il rendimento scolastico del bambino, di controllare la normalità psichiatrica delle persone con cui bambino vive, di sentire le testimonianze degli altri inquilini del condominio e dei condomini vicinanti. La legge italiana prevede un urgente allontanamento dei minori che si trovino nelle condizioni insalubri e/o pregiudizievoli al loro normale sviluppo e/o nelle famiglie incapaci di occuparsi di loro educazione (artt.330-336 C.C.). Una delle assistenti sociale di La Spezia (0187/7451) recentemente ha dichiarato che loro "NON HANNO IL TEMPO PER OCCUPARSI DEL BAMBINO IN QUESTIONE" e che per occuparsi dei bambini maltrattati il loro Servizio sociale vuole avere prima la "RICHIESTA DEL GIUDICE".
Si precisa che l'associazione consulta circa 20 famiglie spezzine a cui il Servizio Sociale ha portato via (sequestrato/rapito) i figli senza nessuna accusa e senza "richiesta del giudice" - tutti bambini in buono stato fisico, senza problemi di salute, con buon andamento scolastico, esteticamente belli, cresciuti e educati bene. Il bambino di via Brozzo zoppica, è nello stato di totale abbandono pedagogico, morale, educativo e affettivo, sembra di avere un leggero ritardo nello sviluppo - è un bambino a cui bisogna aiutare tanto! Cresendo nell'ambiene attuale senza aiuti esterni diventara sicuramente un socialmente deviato o un criminale (certamente se non morira prima in una delle risse o sotto le percosse punitive).
Perché il Servizio Sociale non vuole aiutare il bambino di via Brozzo??? Perché è un bambino troppo impegnativo? I bambini senza problemi sono più comodi - in quanto non hanno bisogno di essere assistiti e aiutati? Perché non è esteticamente attraente e non può essere usato con i scopi di profitto? ... ???
In ogni caso, il comportamento dei Servizi Sociali spezzini rappreseta il reato esplicito, doloso e ripetuto di omissione e rifiuto dei atti d'ufficio - art. 328 C.P..
Un bambino chiavarese
I Servizi Sociali omettono di adempiere i loro doveri non solo a La Spezia.
Dall'anno 2002 - 2003 la cittadinanza di Chiavari segnalava le omissioni di provvedere nei confronti di una famiglia con 2 bambini piccoli. Il più piccolo, che all'epoca aveva 1,5 - 2 anni circa, non era desiderato e non era amato dai propri genitori, al punto di non essere seguito dal pedatra. I vicini della famigia accusavano il pianto straziante notturno del bambino e il totale desinteressamento dei genitori di seguirlo. Il bambino piccolo veniva lasciato da solo anche sugli scogli della spiaggia di Chiavari, rischiando di cadere in qualche buco. I genitori dichiaravano esplicitamente a tutti che non portano il bambino al pediatra, ritenendosi più intelligenti di un medico. Più volte si sono picchiati al pubblico con i bambini in braccio. Anche da casa loro arrivavano le urla violente arrichite di imprecazioni non adatte alle orecchie dei minori. Una volta una loro battaglia è arrivata al sangue ed è stata gestita dai Carabinieri. I cittadini hanno segnalato la situazione ai Servizio Sociale e a tutti gli uffici responsabili, però non è stato avviato alcun intervento per la tutela del bambini - allora i cittadini comunicavano il caso all'associazione.
Un po' di tempo fa la famiglia si è trasferita da Chiavari in un altro paesetto vicino. Immaginate, cos'è successo? In breve all'associazione sono giunte le chiamate dei nuovi vicini con avviso dei maltrattamenti dei bambini e del mancato intervento dei Servizi Sociali e delle Forze dell'ordine del posto! Attualmente il bimbo dimostra un ritardo nello sviluppo ed è un bambino molto triste che parla pochissimo.
(I dati precisi di questa storia possono essere forniti su richiesta).
Un bambino savonese
Anche Servizi Sociali di Savona omettono di tutelare i bambini che si trovano nello stato pregiudizievole.
Il bambino savonese P. (attualmente circa 7 anni) è nato nel 2001 dalla mamma minorenne con i comportamenti socialmente deviati e dal papà sofferente di dipedenza dall'alcool e di stati d'ira e di violenza, i quali non riesce controllare. Tutti i due giovani non hanno voglia di studiare e di lavorare. Di recente la giovane donna ha ricevuto la sua prima condanna per il traffico della droga e si trova sugli arresti domiciliari (dopo essere stata anche in carcere). L'uomo pratica le truffe e ha truffato anche il Presidente della nostra associazione (dopo avere chiesto l'aiuto e l'assistenza) - in quanto la cifra era piccola e avendo pietà, il Presidente non l'aveva querelato, però è disposto a testimoniare il fatto.
La storia familiare è raccapriciante, i genitori del bambino sono in estrema conflittualit tra loro e, come si dice, "hanno fatto di tutti colori" - il bambino P. è stato affidato alla nonna materna (NB! la donna incapace di occuparsi dei figli - tutte le due sue figlie hanno abbandonato la scuola, hanno dei comportamenti asociali, non hanno voglia di studiare, lavorare a condurre un modo di vita normale). 2 mesi prima dell'arresto della madre del bambino la nostra associazione ha effettuto una visita domiciliare alla famiglia in un appartamento di Savona in via G. (la nonna materna preteneva di avere in affidamento un altra bambina piccola e chiedeva all'associazione di aiutala con le lettere di raccomandazione - in seguito ai controlli la raccomandazione è stata negata). La visita è stata effettuata senza preaviso alle ore 13.00 circa. Quello che abbiamo visto è stato orrendo: l'appartamento sporco, il bagno nello stato (scusatemi) vomitevole, la madre del bambino P. e la sua sorella di 17 anni erano ancora a dormire, la famiglia per mangiare ha usato i piatti di plastica ed i bicchieri mal lavati, il bambino faceva da cameriere, portando alla mamma e alla zia i piatti a letto e portando via gli avanzi. Il bambino più volte si era buttato per terra sporca e si è rotolato, più volte ha messo le mani e gli oggetti sporchi nella bocca - nessuno dei presenti gli aveva chiesto di non farlo. Il bimbo sembrava più un animaletto che un bambino - trascurato pedagogicamente e di educazione. Dopo avere pranzato a letto la madre del bambino si era alzata, si era vestita senza lavarsi e puzzava fortemente di sudore e degli altri odori sgradevoli di sporco. In questo stato era uscita di casa, dirigendosi su qualche appuntamento con degli amici (cercare lavoro, pulire la casa o seguire il figlio non la interessava). Il bambino è stato lasciato a casa, le preghiere del bambino di portarlo a vedere la pista di pattinaggio sono stati lasciati senza attenzione alcuna.
Il bimbo ha gravi problemi con la vista e ha una corporatura molto fragile (si ricorda che la madre conduceva il modo di vita indignitoso e disordinato nel periodo di gravidanza, non si può escludere il fumo e il consumo delle bevande alcoliche e dei stupefacenti).
Si chiede: ma cosa fanno assistenti sociali? Perché non intervengono? Perché abbandonano quel dolce bambino nelle mani di persone così orrende e spaventose? Perché scrivano al Tribunale dei minori il falso che la nonna materna sarebbe capace di occuparsi del bambino? Perché non provvedono di affidarlo d'urgenza ai parenti più dignitosi (ci sono più candidature)?
(La storia dettagliata su richiesta).
Una bambina di Carcare (SV) in affidamento a Genova
La bimba è stata sequestrata dai genitori subito dopo al parto direttamente nell'ospedale dal Servizo Sociale del comune di Noli (SV). Sul posto di affidare la bambina ad uno dei parenti (vasta scelta) in attesa del regolare processo presso il Tribunale dei minori, il Servizio Sociale la manda in affidamento agli estranei.
Attualmente la ambina è affidata ad una coppia di Genova. La perizia psichiatrica del 2006 ha dimostrato che la bambina a soli 5 anni pensa di suicidio a causa dei maltrattamenti psicologici degli affidatari, inoltre, la perizia ha dimostrato tanti problemi di salute mentale degli affidatari ed i loro abusi sulla bambina. In una società civile la bambina sarebbe stata d'urgenza allontanata dagli affidatari, però in questo caso la bambina è stata lasciata nelle mani dei carnefici.
In questo caso sorge il dubbio, che per avere la bambina in affidamento gli affidatari hanno pagato (sono benestanti) - é per questo che non ci sono gli inteventi e gli esodi penali in presenza della perizia accusatoria a loro carico.
Si fa la domanda: alla fine a cosa servono in Italia i Servizi Sociali??? Per trafficare i bambini belli ottenedno i profitti (contributi dello Stato, pagamenti dei pedofili, regali dalle famiglie che ricevono bambini in affidamento/adozione)???
Chiudendo i Servizi Sociali in Italia si ottiene la diminuizione immediata dei reati e della criminalità - è ognisaputo: l'assistenza e gli aiuti vanno distribuiti solo per conoscenza, parentela e amicizia, i cittadini semplici, compreso i bambini, non ne hanno il diritto.

E' molto difficile dimostrare come si comportano gli operatori sociali e gli assistenti sociali con cittadini, in quanto gli appuntamenti/contatti avvengono negli uffici chiusi al pubblico e senza testimoni .
Giornalista/fotografo ha ritratto la solita posizione lavorativa degli operatori sociali, la posizione che spesso gli operatori assumono davanti ai cittadini sui colloqui... Vi piace?
E' un modo consone per un'operatrice sociale?
Riuscite ad immaginare cosa avviene nelle stanze/ambienti chiusi quando gli operatori sociali possono usufruire del loro potere di Incaricati al Pubblico Servizio? Come vanno umigliati i cittadini?
Io so come si comportano, però senza avere testimoni e le prove non lo posso descrivere. La foto dice tanto ai desiderosi di vedere...
(Trattamento dei dati personali in corispondenza con il Codice della Privacy, in quanto il caso è di rilevante importanza pubblica, in quanto il settore di Servizi sociali ha delle gravissime problematiche e ci vorrebbe un intervento da parte dello Stato).